Alfa Romeo B.A.T. DA SOTHEBY’S: quasi 15 milioni di dollari per il trittico di Bertone

Questo post è stato scritto da Roberto Dichinseri

1953,54,55 Alfa Romeo Bertone B.A.T. 5,7,9 On Pavement

Il 28 ottobre Sotheby’s a New York Ha messo a segno un importante risultato nella storia delle migliori aggiudicazioni tra le auto da collezione.

 

 
L’importante gruppo delle Alfa Romeo B.A.T. (Berlinetta Aerodinamica Tecnica), tre esemplari unici disegnati da Franco Scaglione nel ‘1953, ’54 e 55 e allestiti dalla Bertone è stato aggiudicato per 14.840.000 Dollari. La stima iniziale era compresa tra quattordici e 20 milioni di dollari. Il risultato può perciò dirsi soddisfacente.
Massima libertà creativa
Creare un concept è come librarsi in volo da una rupe: cadi e precipiti per forza di gravità ma, poi, magicamente spieghi le ali, acquisisci forma e maestosità, nuoti nell’etere, ti alzi e superi le nuvole, verso l’infinito. Un prototipo è un volo creativo verso vette inesplorate, senza alcun limite o compromesso. Per tre anni, tra il ’53 e il ’55, il designer Franco Scaglione crea per Bertone, su commissione dell’Alfa Romeo, un concept su meccanica 1900 per esplorare il territorio dell’Aerodinamica e produrre una forma più efficiente possibile. Le tre Alfa Romeo B.A.T. (Berlinetta Aerodinamica Tecnica) sono riconosciute tra i pilastri del design automobilistico, opere maiuscole del designer piemontese.
Gli Anni 50
Parte la crescita industriale, l’auto diventa un fenomeno di massa (lo diventa ufficialmente nel ’55 con la Fiat 600), le aziende producono secondo economie di scala. Ma nello sviluppo dei prototipi c’è libertà dalle regole e i designer liberano la fantasia. Franco Scaglione, classe 1916, formazione aeronautica, nel ’51 entra alla Bertone. Nel ’52 disegna l’Abarth 1500 Biposto e inizia a lavorare su un progetto commissionato dal Biscione di Milano.
 
 
B.A.T. 5 1953

1953 Alfa Romeo Bertone B.A.T 5 Gray 3/4 Front View Studio

 
L’Alfa vuole esplorare gli esiti della ricerca aerodinamica e creare un prototipo con meccanica sportiva ma forma raffinata con coefficiente ridotto al massimo. Deve essere un compendio della matematica e dell’estetica nello stesso tempo. Scaglione “disegna” e “progetta” contemporaneamente: minima resistenza, elevato valore estetico e, infine, stabilità e il comportamento dinamico tipici di un’Alfa. Il Salone di Torino del ’53 accoglie la Berlinetta Aerodinamica Tecnica 5, un’Alfa 1900 Super Sprint con un vestito in alluminio di grande fascino. Il frontale armonizza il “nasone” al centro (che crea due “semi-griglie laterali), i fari a “scomparsa orizzontale” e i tipici parafanghi “pontoon”. Sui fianchetti si aprono ampie branchie laterali per l’espulsione dell’aria calda. Il parabrezza della B.A.T. 5, basso, inclinato e avvolgente, si raccorda con la greenhouse piccola e compatta. Dal tetto partono due semi-lunotti che creano una grande pinna caudale centrale e due ulteriori pinne laterali. Naturalmente il cuore di questa coupé è il suo coefficiente cd, che si dichiara essere di appena 0.23 a 150 km/h. Dopo il Salone viene venduta in Nord America ed esposta in numerosi eventi.
 

 
 
B.A.T. 7 1954

 
Il lavoro di Scaglione è tutt’altro che concluso. All’”artista” viene chiesto di proseguire nello sviluppo della B.A.T. estremizzando forme e principi. Le prese d’aria anteriori sono rese più avvolgenti il cofano motore abbassato di cinque centimetri, i fari spostati dietro le calandre e le pinne posteriori allungate. Il risultato è il miglioramento del Cd da 0.23 a 0.19. Scende pure il peso, che passa da circa 1.100 a meno di 1.000 kg. Nasce la B.A.T. 7. Lo sviluppo va oltre il consentito, al punto che Nuccio Bertone e Scaglione guidano di persona la macchina. a Torino per arrivare il tempo al Salone del 1954. Va da sé che la macchina è ancora un successo. La B.A.T. 7, dopo l’evento, viene acquistata dall’Alfa e portata oltreoceano ai saloni di New York e Chicago. Da qui in poi inizia un valzer di passaggi di proprietà, nelle mani anche di piloti dilettanti che la usano in competizioni locali e clienti smaliziati che modificano il design. Il ballo finisce negli Anni 80 quando torna alla forma originale.
 

 
 
B.A.T. 9d 1955

 
Nel ’54 Scaglione riceve l’incarico di lavorare a una terza versione. Questa volta crea un’auto più realistica, meno prototipo e più Gran Turismo. Vengono eliminati i copriruota posteriori, aggiunto il classico scudo Alfa Romeo sul frontale. La B.A.T. 9d, ancora allestita su meccanica 1900, assume i connotati di una vera Alfa Romeo. Dopo il terzo successo al Salone di Torino ’55 viene venduta in America e ricompare nei paddock della 12 Ore si Sebring del’56. Anche lei ha cambiato proprietario varie volte senza mai lasciare gli Stati Uniti.
1989 UN SOLO PROPRIETARIO
Nel 1989 il Concorso di Pebble Beach riesce a riunire insieme per la prima volta tutte e tre le vetture. In quell’occasione si fa avanti un acquirente, che riesce ad acquistare il prezioso trio creando un trittico di enorme valore collezionistico. Il 28 ottobre è iniziata per loro una nuova vita nelle mani di un geloso proprietario (o, di questi tempi, di un lungimirante e motivato fondo di investimento).
 

 
 

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