Perché Sergio Pérez sfreccia a Imola su una Ferrari nera?
Chi è salito sulle tribune dell’Autodromo Enzo e Dino Ferrari ha vissuto un piccolo shock visivo: una monoposto completamente nera, senza loghi, senza sponsor, senza alcun riferimento al Cavallino, filava veloce tra le curve di Imola. Non un prototipo misterioso, non un muletto per sviluppi segreti. Al volante c’era Sergio Pérez, fresco di separazione dalla Red Bull. E quella vettura, pur nella sua veste anonima, sembrava muoversi con un portamento sinistro e magnetico, come se volesse dichiarare qualcosa pur rimanendo in silenzio.

Perché Sergio Pérez sfreccia a Imola su una Ferrari nera?
E la dichiarazione era proprio lì, sotto gli occhi di pochi: quella non era una Ferrari “in incognito”, ma la protagonista del primo vero Test F1 Cadillac, il momento con cui il marchio americano ha aperto la sua lunga marcia verso il debutto in Formula 1 2026.
Quello che sembrava un’immagine casuale era, in realtà, la nascita simbolica del nuovo progetto GM.
La Ferrari nera di Imola un simbolo, non un mistero
La scelta di dipingere la SF-23 interamente di nero ha colpito tutti, perché cancellare la livrea della Ferrari rappresenta quasi un gesto sacrilego nel mondo delle corse. Eppure, è proprio questa neutralità visiva a raccontare il senso più profondo dell’operazione. La macchina appartiene a Maranello, ma il test non è di Ferrari. È di Cadillac, che attraverso l’accordo tecnico per la power unit 2026 e la trasmissione, ha ottenuto il permesso di utilizzare un’auto 2023 per iniziare a costruire la propria struttura operativa.
Nessun intento di nascondere un progetto aerodinamico. Nessuna volontà di depistare gli avversari. La motivazione è molto più pragmatica: creare un ambiente neutro in cui la nuova squadra potesse muovere i primi passi senza trasmettere un’identità visiva prematura. La Ferrari nera è un laboratorio, non un manifesto.
E tuttavia, proprio la mancanza di livrea è diventata la livrea perfetta per raccontare come nasce un team.
Perché Cadillac usa una Ferrari? Il regolamento racconta una storia affascinante
Essendo un nuovo team, Cadillac non ha ancora tra le mani una monoposto conforme ai regolamenti del Formula 1 2026. Le prime componenti verranno realizzate durante il 2025 e testate solo nei simulatori avanzati. Mancano mesi prima che una vettura reale possa prendere forma. Ecco perché il debutto reale del team non avviene con il suo futuro prototipo, ma con una macchina che appartiene al passato immediato della Formula 1.
Attraverso il programma TPC (Testing of Previous Car), Cadillac può sfruttare la SF-23 per imparare processi e metodologie. Non serve una macchina nuova per capire come si accende una Formula 1 moderna, come si gestisce la temperatura dei sistemi ibridi, come si leggono i dati della telemetria, come si mette in moto la complessità di una squadra che deve operare nel ritmo feroce del fine settimana di gara.
Lo ha spiegato in maniera cristallina il team principal Graeme Lowdon, che a Imola supervisionava ogni dettaglio: «Non stiamo testando la macchina, stiamo testando le persone».
Una frase semplice che contiene la filosofia dell’intero progetto.
Dentro i box: italiani e americani che lavorano come una sola squadra
Nei box 16 e 17, per chi ha avuto la fortuna di affacciarsi, si percepiva un’atmosfera insolita. Tecnici Ferrari e tecnici Cadillac si muovevano uno accanto all’altro con una naturalezza sorprendente. Da una parte l’esperienza di Maranello, con la familiarità quotidiana delle operazioni più complesse. Dall’altra l’energia di un gruppo americano che si sta costruendo, pezzo dopo pezzo, e che ha scelto di apprendere direttamente dalla fonte.
Non c’era la tensione che di solito accompagna una sessione di sviluppo. Non c’era la frenesia da tempo sul giro. Tutto era scandito con un ritmo quasi chirurgico, fatto di procedure ripetute fino a farle diventare istinto: l’avviamento della vettura, le regolazioni al sistema ibrido, l’analisi dei dati, il controllo dei software, la gestione termica, i movimenti attorno alla monoposto, le simulazioni di pit stop.
Il Test Cadillac F1 non serviva a far correre la Ferrari nera più veloce, ma a far diventare i meccanici Cadillac più competenti.
Il passaggio da Fiorano: Arthur Leclerc garantisce il via libera
Prima di raggiungere Imola, la vettura aveva affrontato una verifica obbligatoria a Fiorano. È stato Arthur Leclerc a valutare il comportamento della SF-23, assicurandosi che ogni sistema rispondesse alla perfezione. Nessun test può iniziare senza l’assoluta certezza che la macchina sia pronta. Il check è stato superato, e solo a quel punto la Ferrari nera ha potuto intraprendere la sua missione.
Questo dettaglio, apparentemente tecnico, racconta molto del rigore con cui Ferrari e Cadillac stanno portando avanti il progetto. Nulla è lasciato al caso. Nulla viene improvvisato. Persino la “pagina zero” del progetto Cadillac in Formula 1 merita la stessa attenzione di un weekend ufficiale.
Sergio Pérez: il primo pilota Cadillac senza esserlo ancora
La scelta di affidare il volante a Sergio Pérez ha aggiunto un tocco quasi cinematografico alla giornata. Il messicano, che ha chiuso anzitempo il suo capitolo con Red Bull, è libero da vincoli contrattuali e può dunque partecipare agli allenamenti della futura squadra.
È interessante osservare come Pérez, un pilota abituato alla pressione mediatica, abbia vissuto questo test in totale anonimato, senza livree, senza fotografo ufficiale, senza proclami. È salito su una Ferrari nera per aiutare Cadillac a muovere i primi passi. E allo stesso tempo Cadillac ha usato lui come punto di riferimento per la costruzione delle procedure interne.
Chi si chiedeva se sarebbe stato Bottas a inaugurare questo nuovo percorso ha avuto una risposta chiara: il finlandese potrà mettersi al volante solo dal 2026, quando si scioglierà formalmente il suo legame con Mercedes. Pérez, invece, è il presente.
Peter Crolla: l’architetto invisibile del debutto Cadillac
In mezzo a tutto questo si muoveva con passo discreto Peter Crolla, nuovo team manager Cadillac ed ex responsabile operativo Haas. È lui l’uomo incaricato di trasformare una squadra in costruzione in un gruppo capace di affrontare l’intensità della Formula 1. La sua impronta si notava nella precisione con cui venivano organizzate le sessioni, nella monotonia controllata delle operazioni, nella fluidità con cui tecnici americani e italiani si alternavano nei vari compiti.
Il Test Cadillac F1, sotto la sua guida, non è stato un semplice collaudo. È stato un rituale di fondazione.
Perché questo test è più importante di quanto sembri
In un mondo che guarda alla Formula 1 attraverso tempi sul giro, simulazioni aerodinamiche e innovazioni tecniche, il test di Imola ha mostrato un lato spesso invisibile di questo sport: la costruzione della mentalità di un team. Prima di correre serve saper lavorare insieme. Prima di inseguire la prestazione serve familiarizzare con i ritmi, i codici, i movimenti. Prima di arrivare alla Formula 1 serve diventarne parte.
La Ferrari nera è diventata così il simbolo di un apprendistato moderno, in cui la tecnologia avanza solo se sostenuta dalle persone. E Cadillac ha scelto di imparare proprio da chi, negli ultimi anni, ha mostrato come si gestisce una monoposto complessa anche quando la competitività oscilla.
La nascita silenziosa di Cadillac in Formula 1 2026
Il debutto ufficiale arriverà tra poco più di un anno, quando la vera monoposto Cadillac prenderà forma e scenderà in pista. Ma l’immagine che resterà per sempre negli archivi è quella di una Ferrari nera a Imola, guidata da Sergio Pérez, attorno alla quale tecnici americani e italiani hanno respirato insieme l’aria della Formula 1.
Non è stato un test di velocità. È stato un test di identità.
Il Test F1 Cadillac non ha misurato la prestazione di una vettura, ma la maturazione di un team che vuole arrivare preparato al Mondiale.
Così, in un silenzio quasi teatrale, la Formula 1 ha assistito alla nascita dell’avventura Cadillac. Senza una presentazione ufficiale, senza un video celebrativo, senza una livrea pronta per il pubblico. Solo una Ferrari in nero assoluto, un pilota esperto e una squadra che impara a diventare squadra.
La prima pagina del progetto Cadillac per il Formula 1 2026 è stata scritta così: nell’ombra.
