World Amaro Day a Milano Branca celebra l’amaro italiano e 180 anni di storia
Nella storica sede milanese di Distillerie Fratelli Branca , tra profumi di erbe officinali, legni antichi e manifesti d’epoca, martedì si è celebrata la seconda edizione del World Amaro Day. Una giornata dedicata all’amaro italiano come simbolo del saper fare del nostro Paese, che nel 2025 assume un significato speciale: coincide con i 180 anni Branca, trasformando l’evento in un racconto collettivo di passione, impresa e memoria.

World Amaro Day a Milano Branca celebra l’amaro italiano e 180 anni di storia
World Amaro Day: l’amaro come linguaggio che unisce
Fin dall’apertura dei lavori, il messaggio è chiaro: il World Amaro Day non è solo una celebrazione di prodotto, ma una dichiarazione d’identità. L’amaro viene raccontato come linguaggio culturale capace di unire generazioni, territori e professioni diverse, dall’erborista al bartender, dall’imprenditore al consumatore finale.
Niccolò Branca, Presidente Esecutivo di Fratelli Branca Distillerie, sintetizza lo spirito della giornata nel motto di casa: “Novare Serbando”, innovare restando fedeli alla tradizione. Un principio che dal 1845 guida la distilleria e che oggi diventa chiave di lettura dell’intero appuntamento: l’amaro come rito contemporaneo, ponte tra memoria industriale e nuove tendenze della mixology.
L’amaro non è solo digestivo di fine pasto: è un gesto quotidiano, un pretesto per stare insieme, una piccola liturgia che accompagna la socialità italiana – che avvenga al bancone di un bar di periferia o in un cocktail bar di tendenza a New York.
Dalla fabbrica al mondo: una storia di famiglia, impresa e territorio
Al centro del racconto del World Amaro Day c’è la storia di Fratelli Branca Distillerie, nata nel 1845 dall’intuizione di Bernardino Branca e cresciuta fino a diventare un’icona globale del Made in Italy. Oggi la distilleria è guidata dalla quinta generazione, ma continua a muoversi dentro la stessa triade: famiglia, fabbrica, mondo.
Durante gli interventi, l’amaro viene descritto come un vero e proprio “racconto di famiglia e di territorio che evolve insieme al Paese”, per usare le parole di Francesco Vena, amministratore delegato di Amaro Lucano e ideatore della prima edizione del World Amaro Day. La metafora della “fabbrica” ritorna spesso: luogo dove materie prime che arrivano da parti diverse del mondo vengono trasformate in un prodotto nuovo, sintesi di botaniche, competenze, segreti tramandati.
È un’immagine che ben descrive anche il percorso di Branca: dalle prime produzioni di Fernet nelle botteghe milanesi all’espansione internazionale verso Europa, Stati Uniti e Argentina, seguendo le rotte dell’emigrazione italiana e anticipando quella globalizzazione che oggi diamo per scontata.
Cultura dell’amaro e mercato: un comparto in crescita
Il World Amaro Day è anche occasione per fotografare lo stato di salute del comparto. I dati condivisi da Nomisma e NielsenIQ raccontano un mercato degli amari in Italia che supera i 140 milioni di euro in GDO, con volumi in crescita rispetto al periodo pre-Covid e un consumo domestico più importante rispetto al passato.
Accanto alle cifre, emerge un tema forte: la cultura dell’amaro come leva competitiva. Nel dibattito si sottolinea come, a livello internazionale, i consumatori chiedano sempre più storie, trasparenza sulle materie prime, legame con i territori. L’amaro italiano diventa così molto più di una categoria di prodotto: è un contenitore di valori – artigianalità, ricerca, sostenibilità, identità – che il mondo associa spontaneamente al Made in Italy.
Da qui l’invito, condiviso da diversi relatori, a “fare sistema”, a lavorare insieme – grandi gruppi storici e piccoli produttori – per promuovere la cultura dell’amaro al di là dei singoli brand, in una logica di categoria.
Cocktails, Mixology, tendenze e “chilometro liquido”
Una parte importante della giornata è dedicata alle nuove tendenze della mixology. Bartender e brand ambassador raccontano come l’amaro abbia trovato una nuova centralità dietro il bancone, da ingrediente secondario a vero architrave del drink.
Tra i temi emersi, quello dell’iper-localismo: dall’ormai noto “chilometro zero” si è passati a quello che qualcuno definisce “chilometro liquido”. Nei cocktail bar di mezzo mondo cresce l’attenzione per prodotti che raccontano un territorio in modo autentico, attraverso erbe, spezie, botaniche e storie precise. L’amaro, con la sua base di infusi e macerazioni, diventa il terreno ideale per questa ricerca.
Si parla anche di formazione: non solo dei bartender, ma della sala e dei locali di prossimità, che spesso hanno il ruolo decisivo nel proporre un amaro italiano in modo consapevole e contemporaneo. È qui che si costruisce giorno dopo giorno la cultura dell’amaro, tra il dopocena e l’aperitivo, tra il rito del “caffè corretto” e i nuovi signature cocktails.

World Amaro Day a Milano Branca celebra l’amaro italiano e 180 anni di storia
Collezione Branca: 180 anni di memoria viva
Uno dei momenti più significativi del World Amaro Day è la visita alla Collezione Branca, il museo aziendale inaugurato nel 2009 nello stabilimento di via Resegone a Milano e recentemente riconosciuto da Regione Lombardia tra i musei storici d’impresa.
In oltre mille metri quadrati di percorso espositivo, la Collezione racconta il 180° anniversario Branca attraverso manifesti pubblicitari, bozzetti, materiali industriali, alambicchi, botti monumentali e una selezione di oggetti che restituisce la stratificazione di 180 anni di impresa. È qui che il motto “Novare Serbando” prende forma: nell’evoluzione delle etichette che cambiano restando riconoscibili, nei caroselli televisivi diventati cult, nel design del celebre logo con l’aquila che artiglia il mondo.
La visita non è solo un tuffo nella nostalgia: è la prova concreta che la cultura d’impresa può farsi patrimonio condiviso, capace di parlare tanto agli addetti ai lavori quanto a un pubblico di curiosi, appassionati di grafica, studenti di comunicazione e, naturalmente, amanti dell’amaro.
L’amaro come patrimonio del Made in Italy
Nel corso degli interventi torna spesso un’idea: l’amaro, più che una semplice categoria merceologica, è un patrimonio del Made in Italy da difendere e rilanciare.
Chi lavora nei mercati internazionali sottolinea come all’estero la parola “amaro” non abbia bisogno di traduzioni: porta con sé, in modo quasi automatico, l’immagine dell’Italia, delle sue erboristerie storiche, dei bar di provincia, dei riti familiari. Quando un bartender scrive “amaro” nella lista cocktail, mette nel bicchiere un intero immaginario fatto di erbe, spezie, tradizioni e innovazioni.
Per questo il World Amaro Day diventa un laboratorio di idee su come raccontare questa ricchezza: storytelling più consapevole, formazione, maggiore presenza sui mercati esteri, ma anche educazione al bere responsabile e di qualità, capace di distinguere tra consumo e abuso.
Un brindisi lungo 180 anni
La giornata si chiude, naturalmente, con un brindisi. Non a un singolo marchio, ma alla categoria: “lunga vita all’amaro”, come ha sottolineato Francesco Vena ricordando il passaggio di testimone dalla prima edizione realizzata presso Amoro Lucano alla seconda, ospitata nelleDistillerie dei Fratelli Branca a Milano.
Questo brindisi è anche un modo per celebrare i 180 anni Branca: un percorso che parte da una ricetta segreta di metà Ottocento e arriva fino alle carte dei cocktail bar di tutto il mondo, senza mai perdere il legame con la propria storia.
In questo intreccio di numeri, storie e profumi, il World Amaro Day conferma il ruolo dell’amaro italiano come cultura vivente: una bevanda che attraversa i secoli senza smettere di evolversi, tra cultura dell’amaro, miscelazione contemporanea e memoria industriale custodita nella Collezione Branca.

