Ulysse al Cinematic Motor Fest: la storia del pilota autistico che ha conquistato la NASCAR europea

 

 

 




 

 

 

Un  documentario su Ulysse e ilsuo coinvolgimento nel NAS­CAR Euro Series che  racconta e emoziona

La sala del Cinematic Motor Fest di Reggio Emilia si è illuminata di un silenzio sospeso, quello che precede le storie importanti. Sullo schermo, il Ulysse docufilm di Arthur Sauvadon portava in scena molto più della parabola sportiva di un giovane pilota: raccontava il percorso umano di un ragazzo che ha trovato nel rumore dei motori il linguaggio più autentico per spiegare chi è.

 

Ulysse al Cinematic Motor Fest: la storia del pilota autistico che ha conquistato la NASCAR europea

Ulysse al Cinematic Motor Fest: la storia del pilota autistico che ha conquistato la NASCAR europea

Accanto al regista, sul palco, c’era lui: Ulysse Delsaux, volto limpido della NASCAR Euro Series, e con lui Arianna Casoli, la pilota emiliana che ha condiviso lo stesso abitacolo nei weekend di gara. La loro presenza ha trasformato la proiezione in un incontro ravvicinato con la verità del motorsport: una disciplina dove il talento e la tenacia contano più di tutto, ma dove le storie personali sanno arrivare ancora più lontano.

Un documentario che racconta l’essenza del motorsport

Se ci si aspetta un classico documentario automobilistico, fatto di sorpassi, statistiche e telemetrie, Ulysse sorprende e spiazza. Sauvadon costruisce una narrazione intima, quasi pudica, che segue Delsaux dall’infanzia alle prime vittorie, dalle difficoltà alle consacrazioni, raccontando come l’autismo non sia mai stato un ostacolo, ma parte integrante della sua identità.

La macchina da presa non invade: accompagna.
Non celebra: osserva.
Non giudica: ascolta.

Ed è proprio questo ascolto – che è un filo rosso del film – a diventare anche il tema centrale del dialogo tra Ulysse e Arianna Casoli durante la presentazione a Reggio Emilia.

 

Ulysse al Cinematic Motor Fest: la storia del pilota autistico che ha conquistato la NASCAR europea

Ulysse al Cinematic Motor Fest: la storia del pilota autistico che ha conquistato la NASCAR europea

I primi giri di Ulysse: un casco come rifugio, la pista come casa

«I miei primi giri in kart li ho fatti a Foulain, vicino Chaumont. Avevo cinque anni. Ho amato subito quella sensazione di velocità nelle curve. Avevo le stelle negli occhi.»

Lo racconta con semplicità, ma nei suoi occhi si legge ancora l’incanto di quel ricordo. Per un bambino per cui il mondo è spesso troppo rumoroso, troppo veloce o troppo imprevedibile, il karting è diventato il contrario: un luogo dove il rumore ha un senso, dove la velocità è controllata, dove tutto è regolato, misurabile, chiaro.

«Stavo bene sotto il casco», ricorda.
Un’affermazione che da sola spiega perché Sauvadon abbia scelto di dedicargli un film.

Giocando ai videogiochi di rally, guardando i Gran Premi di Formula 1 in televisione, Ulysse trovava un ordine nel caos. Quel mondo di motori lo faceva sentire a casa, prima ancora che in pista.

Le prime vittorie: Mulhouse 2011 e la scoperta della forza interiore

A nove anni arrivano le prime gare regionali di kart. E nel 2011, a Mulhouse, la prima vittoria. Una vittoria combattuta, riconquistata dopo aver perso il primo posto.

«Ero felicissimo. È stato un momento speciale, perché avevo lottato davvero. Quel traguardo mi ha mostrato che potevo farcela.»

Nel Ulysse docufilm questa scena è ricostruita attraverso racconti e immagini d’archivio: un bambino che non parla molto, ma che comunica tutto con il modo in cui stringe il volante.

Dai kart alla NASCAR Euro Series: un sogno che cambia forma

Come molti ragazzi, anche Ulysse sognava le monoposto. «Volevo seguire le orme di Ayrton Senna e Jim Clark», racconta.
Ma i budget necessari erano proibitivi.

È qui che inizia la sua deviazione, quella che Sauvadon filma come una rinascita: l’ingresso nella NASCAR Euro Series, un paddock in cui i costi sono sostenibili e il contatto umano è più diretto.

«La NASCAR mi ricorda la Formula 1 degli anni ’50 e ’60», dice Ulysse.
Macchine pure, senza complicazioni elettroniche.
Piloti che lottano per davvero.
Una guida fisica, istintiva, senza filtri.

 

Ulysse al Cinematic Motor Fest: la storia del pilota autistico che ha conquistato la NASCAR europea

Ulysse al Cinematic Motor Fest: la storia del pilota autistico che ha conquistato la NASCAR europea

Le prime imprese: le vittorie in Francia e l’impresa di Hockenheim

Il punto di svolta arriva nel 2017: podio in Gara 1 e, il giorno dopo, una vittoria epica. «Non ho più lasciato la prima posizione. È stato un inizio perfetto.»

Poi le due vittorie a Tours, in Francia. E soprattutto Hockenheim.

«Hockenheim ha rovinato tutto all’inizio, ma poi…»
Qui la sala del Cinematic Motor Fest ha trattenuto il fiato.

Ulysse prosegue:
«Durante le due gare della finale a Zolder ci sono stati momenti pieni di colpi di scena, con tanta pressione. Ma dopo aver tagliato il traguardo dell’ultima gara della stagione, tutta la pressione è scomparsa. Era stata una stagione in cui non avevo mollato mai. Così tanta energia, così tanta volontà… È uno dei momenti più grandi della mia vita e della mia carriera nei motori. Rimarrà per sempre inciso nella mia memoria.»

Sono parole che, nel contesto del NASCAR documentario, risuonano come una dichiarazione di identità: la pista non è solo competizione, è un luogo in cui Ulysse diventa pienamente sé stesso.

Arianna Casoli: ascolto, precisione e inclusione

Quando la conversazione passa ad Arianna Casoli, il tono cambia. Tra i due si percepisce un rapporto di rispetto e di affetto che va oltre i ruoli in pista. Arianna racconta quanto sia prezioso lavorare con Ulysse, sottolineando l’importanza dell’ascolto, della capacità di entrare in sintonia con i suoi tempi, di riconoscere la sua straordinaria precisione e di sostenerne la resilienza nei momenti più complessi di un weekend di gara. Sono le stesse qualità che Ulysse sceglie per definirsi: attesa, precisione, resilienza. Arianna sorride mentre annuisce, perché su questa triade hanno costruito una stagione intera fatta di fiducia reciproca. Non sono solo compagni di squadra: sono, prima di tutto, compagni di strada.

«La differenza non è un limite»: il messaggio universale del film

Verso la fine dell’incontro, qualcuno chiede a Ulysse cosa spera che il pubblico porti a casa dopo il film.

Lui non esita:
«Voglio che si capisca che le differenze non sono un handicap. Al contrario: possono diventare una forza. I bambini, qualunque sia la loro condizione, possono avere sogni e devono andare fino in fondo. Tutto è possibile quando siamo circondati dalle persone giuste e quando abbiamo una grande passione per quello che amiamo.»

Sono parole che riassumono l’essenza del Ulysse docufilm e che danno al documentario su Uysse e la sua avventura nella Nascar Euro Series una dimensione molto più ampia del semplice racconto sportivo.

Ulysse al Cinematic Motor Fest: la storia del pilota autistico che ha conquistato la NASCAR europea

Ulysse al Cinematic Motor Fest: la storia del pilota autistico che ha conquistato la NASCAR europea

Un racconto che va oltre la pista: perché Ulysse è un docufilm necessario

Ci sono film che raccontano gare. Film che raccontano campioni. E poi ci sono film che raccontano persone.

Ulysse appartiene senza dubbio alla terza categoria.

È un’opera che parla ai tifosi di motorsport ma anche a chi non ha mai seguito una corsa. È un racconto di crescita, identità, fragilità e determinazione.
Un film che dimostra come il motorsport possa essere uno strumento di inclusione sociale, di scoperta personale, di trasformazione.

La proiezione al Cinematic Motor Fest lo ha confermato: non si trattava di un semplice evento cinematografico, ma di un rito collettivo, un incontro in cui pubblico e protagonisti hanno condiviso emozioni e consapevolezze.

Quando il motorsport diventa umano

Alla fine della serata, mentre la sala si svuotava lentamente, era evidente che nessuno usciva uguale a come era entrato.
Il rumore dei motori, per una volta, aveva lasciato spazio al rumore delle emozioni.

Ulysse non è solo un  documentario: è un invito a vedere lo sport come spazio di possibilità, dove la differenza può diventare una forma di bellezza.
E Ulysse Delsaux, con la sua purezza e la sua determinazione, dimostra che a volte i veri sorpassi non si fanno in pista, ma dentro sé stessi.

In un mondo che corre veloce, la sua storia ci ricorda che ognuno ha il proprio ritmo.
E che, quando troviamo il nostro, possiamo arrivare ovunque.