Supersonic: le GT speciali carrozzate GHIA

Nei primi Anni 50 Giovanni Savonuzzi mette tutta la cultura acquisita negli studi aeronautici per dare vita a un design folle, concepisce la forma “Supersonic”, che viene tradotta in forme di carrozzeria dalla Ghia di Torino. Quel design così estremo e originale piace così tanto che in pochi anni nascono una ventina di fuoriserie sportive su varie meccaniche.

Alfa Romeo 1900 Conrero Ghia Supersonic

Alfa Romeo 1900 Conrero Ghia Supersonic

Alfa Romeo 1900 Conrero Ghia Supersonic alla partenza della Mille Miglia

 

Tutto comincia alla fine del 1952. Il gentleman driver svizzero Robert Fehlmann si rivolge al preparatore Virgilio Conrero per farsi allestire una GT da corsa su meccanica Alfa Romeo 1900. Giovanni Savonuzzi viene coinvolto per lavorare allo sviluppo del telaio e alla gestione della parte motoristica. Invece l’ingegnere chiede un coinvolgimento più ampio e prende in carico tutto il progetto, arrivando anche alla definizione dello Stile.

Un design mai visto

Il tecnico ferrarese sviluppa un telaio ad hoc: sospensioni anteriori della Fiat 1400 e posteriori della Lancia Aurelia, mentre il resto della meccanica proviene da un’Alfa Romeo 1900 TI.

Conrero si occupa del motore: layout spinto e quattro carburatori Dell’Orto per oltre 130 cavalli. Il design è impressionante, un azzardo stilistico, una forma dettata dalla funzione ma che vola nell’iperspazio. Il frontale è molto sinuoso con parabrezza ampio e avvolgente e molto inclinato. Questo determina una linea di cintura rettilinea che si conclude con piccole alette in coda. La greenhouse è bassa, con il tetto che scende ricurvo lungo il lunotto. Le luci sono il particolare più stupefacente gli scarichi di un jet. La Ghia di Torino costruisce la carrozzeria, un velo di alluminio che loda la leggerezza e stimola le doti dinamiche della 1900.
Fehlmann partecipa alla Mille Miglia del 1953 ma ha un grave incidente e si ritira. L’ Alfa Romeo 1900 torna a Torino e viene trasformata in barchetta su disegno del norvegese Vilhelm Koren. Denominata Bolla di Vetro per una vistosa cupola in plexiglas, partecipa alla Mille Miglia del 1954 con il numero 511; successivamente corre in altre competizioni ma è modificata con l’aggiunta di un piccolo tetto più funzionale.

Le altre Supersonic

La clientela facoltosa si accorge del design Supersonic. Quella forma così sconvolgente piace, è originale, un inno allo stile e alla sportività. Nel corso del 1954 la Ghia realizza almeno una quindicina di carrozzerie che vanno a vestire la meccanica della FIAT 8V spinta dall’8 cilindri 2 litri del Lingotto. Tra queste ci sono anche un esemplare per l’attrice Lana Turner e una per il Presidente della Chrysler, che riceve anche un V8 Chevrolet.

Le Supersonic inglesi

Aston Martin db2 4 ghia supersonic

Aston Martin db2 4 Ghia supersonic (Fonte: RM Sotheby’s)


Jaguar xk 120 Ghia Supersonic

Jaguar xk 120 Ghia Supersonic (Fonte: RM Sotheby’s)

Ghia allestisce anche tre (forse) Jaguar XK120 Supersonic. Le prime due risultano vendute in Francia e qui si troverebbero ancora oggi. Non c’è notizia invece, del terzo esemplare.
Nel 1956, infine, viene costruita un’Aston Martin DB2/4 con carrozzeria Ghia Supersonic. Compare per la prima volta al Salone di Parigi e qui si ferma dopo la rassegna. Passa poi al pilota Harry Schell e quindi vola negli Stati Uniti. Nel 2003 cambia ancora proprietario e viene acquistata da un appassionato che l’aveva inseguita per anni ma senza successo. Inizia così un lungo restauro che si conclude nel 2011. La DB2/4 rinasce con una vernice bicolore bianco/verde.
Due anni dopo va all’asta da RM Sotheby’s e viene venduta per 2,3 milioni di dollari. L’inglese John Willment, proprietario di un grande concessionario Ford e fondatore, nel ’67, insieme a John Wier, del Team JW Automotive (che renderà famosi in tutto il mondo i colori Gulf, trovò abbandonato il rottame di una FIAT 8V Supersonic.

Fiat 8V Ghia Supersonic 1954

Fiat 8V Ghia Supersonic 1954 (Fonte: RM Sotheby’s)

Decide di montare la carrozzeria, con molte modifiche, sul telaio di una Shelby Cobra 427 da 7 litri e quasi 500 Cv.

Nasce così la Willment Cobra Supersonic, magnifico esempio di un design italiano con forti “contaminazioni” anglosassoni.

Willment Shelby Cobra 427 Supersonic

Willment Shelby Cobra 427 Supersonic

 

De Soto Adventurer II

DeSoto Adventurer II

Nel 1954 la Chrysler, che un disperato bisogno di creare “belle auto”, stringe un accordo con la GHIA per lo sviluppo di una serie di concept da “l’effetto WOW”. Il designer Luigi Segre è amico di Savonuzzi, il quale è in rapporti con Virgil Exner, Capo del design di Chrysler. Da questa triangolazione nascono due concept a marchio Desoto: la Adventurer I è un coupé “2 volumi e mezzo” sinuoso e proporzionato. La II è l’apoteosi del design Supersonic, l’estremizzazione di tutti gli elementi del design di Savonuzzi: frontale iper-lungo, parabrezza basso e avvolgente, fiancata infinita, lunotto apribile che crea una specie di “semi”-convertibile e fari in coda che sembrano due reattori senza fine. Dopo alcuni eventi dimostrativi viene acquistata da Re Mohammed V del Marocco. Passa poi a un diplomatico americano e da questo ad altri proprietari fino al 2012, quando viene venduta all’asta per 1,4 milioni di dollari.