Sfilata di Schiaparelli il corpo diventa linguaggio sulla passerella di Parigi
La sfilata di Schiaparelli alla Parigi Fashion Week autunno inverno 2026-2027, firmata dal direttore creativo Daniel Roseberry, esplora il rapporto tra corpo, nudità e immagine. In passerella la pelle diventa materia creativa: abiti che sembrano nudi, illusioni ottiche e tagli sartoriali trasformano la nudità in un elemento estetico e culturale, in pieno dialogo con l’eredità surrealista della maison Schiaparelli.
- Sfilata di Schiaparelli
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Alla Paris Fashion Week la sfilata di Schiaparelli non è stata soltanto una presentazione di abiti. È stata piuttosto una riflessione visiva su ciò che vediamo quando guardiamo un corpo vestito – o apparentemente svestito.
Nella nuova collezione, Roseberry prende un tema che negli ultimi anni è diventato quasi un cliché della moda, la naked dress, e lo ribalta completamente. Non si limita a mostrare il corpo: lo trasforma in una superficie di racconto.
La sfilata di Schiaparelli alla Parigi Fashion Week mette al centro la pelle
La sfilata di Schiaparelli parte da una domanda semplice: che cosa significa davvero essere nudi sulla passerella?
Nel linguaggio inglese esistono due parole per indicare la nudità. “Naked” descrive un corpo semplicemente senza vestiti. “Nude”, invece, indica una nudità costruita, estetica, quasi teatrale. È il tipo di nudità che attraversa la storia dell’arte, dalla pittura rinascimentale alla fotografia contemporanea.
Roseberry parte proprio da questa distinzione. La sua collezione non parla di nudità come provocazione, ma di nudità come immagine culturale.
Il corpo femminile non è presentato come qualcosa di naturale o spontaneo. È piuttosto il risultato di secoli di rappresentazioni, di sguardi e di interpretazioni.
Per questo motivo, sulla passerella della Parigi Fashion Week, il corpo diventa quasi un tessuto. Una superficie su cui la moda può intervenire, giocando con illusioni e citazioni.
Il surrealismo di Schiaparelli continua a influenzare lo stile della Maison
Parlare della sfilata di Schiaparelli significa inevitabilmente parlare di surrealismo. La maison fondata da Elsa Schiaparelli ha costruito la propria identità proprio su questa capacità di trasformare oggetti familiari in qualcosa di sorprendente.
Roseberry conosce bene questa eredità e la utilizza come punto di partenza.
Il surrealismo, nella moda, non è soltanto una questione estetica. È un modo di cambiare prospettiva. Significa prendere qualcosa che conosciamo – un abito, un corpo, un dettaglio sartoriale – e mostrarlo sotto una luce diversa.
Nella sfilata di Schiaparelli, questo approccio si traduce in abiti che sembrano imitare la pelle, oppure in capi che simulano il corpo umano. Il risultato è un continuo gioco di rimandi tra ciò che è reale e ciò che è costruito.
- Sfilata di Schiaparelli
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La naked dress diventa un gioco di illusioni sulla passerella
Uno dei momenti più discussi della sfilata di Schiaparelli riguarda proprio l’uso della naked dress, reinterpretata in chiave concettuale.
In passerella appare un abito tubino stampato con l’immagine di un corpo nudo. Da lontano sembra quasi che la modella non indossi nulla. Solo avvicinandosi si capisce che si tratta di una stampa.
Questo effetto trompe-l’oeil è uno degli strumenti preferiti di Roseberry.
La moda diventa un gioco visivo: ciò che vediamo non è sempre ciò che sembra.
Un altro abito color carne, ricoperto di micro-riflessi luminosi, richiama l’idea della pelle illuminata dalla luce dei riflettori o dal sole. Non è una nudità reale, ma una interpretazione luminosa del corpo.
Questa strategia permette alla sfilata di Schiaparelli di parlare di nudità senza ricorrere alla provocazione diretta. È un modo più sottile di affrontare lo stesso tema.
Abiti che imitano il corpo così la moda copia la figura umana
In alcuni look la relazione tra abito e corpo diventa ancora più evidente.
Un esempio è il vestito corsettato che riproduce la forma di un busto da sartoria, il classico manichino Stockman utilizzato negli atelier.
Il risultato è una specie di “gioco di specchi”: il corpo della modella indossa un abito che imita un manichino, che a sua volta è costruito per imitare il corpo umano.
Questa sovrapposizione di livelli è tipica dello stile di Roseberry.
L’abito non serve soltanto a vestire. Diventa un oggetto che racconta il processo stesso della moda.
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Il tailleur di lana racconta la pelle senza mostrarla davvero
Tra i look più interessanti della sfilata di Schiaparelli c’è anche un tailleur in lana antracite.
A prima vista sembra un classico completo sartoriale. Guardandolo meglio, però, si nota un dettaglio inatteso.
Le bande di lana attraversano il corpo lasciando intravedere piccoli segmenti di pelle. La trama del tessuto e quella della pelle si alternano creando un effetto quasi grafico.
È un modo molto diverso di parlare di nudità rispetto alla naked dress.
Qui la pelle non è protagonista assoluta. Diventa piuttosto un elemento di ritmo visivo, come se fosse una riga all’interno di un disegno.
Gli abiti tagliati e le aperture che raccontano una nuova sensualità
La sensualità nella sfilata di Schiaparelli non è mai esplicita. È sempre suggerita.
Un abito bodycon, ad esempio, è attraversato da una serie di tagli irregolari. Le aperture mostrano i fianchi della modella, ma senza rivelare troppo.
L’effetto ricorda quasi una maglia che si è allargata o deformata nel tempo.
Questo dettaglio introduce una dimensione più dinamica nella collezione. Non si tratta di un corpo statico, perfetto e immobile. Il corpo sembra vivere, muoversi, cambiare.
In questo modo Roseberry evita l’idea di una sensualità patinata.
La sensualità diventa qualcosa di più contemporaneo: imperfetto, reale, quasi spontaneo.
L’abito empire con la “serratura” è il simbolo più poetico della collezione
Tra tutti i look della sfilata di Schiaparelli, uno dei più memorabili è probabilmente l’abito empire fluido con un’apertura tra il seno.
L’apertura non è casuale. È disegnata in modo da ricordare la forma di una serratura.
Il dettaglio ha qualcosa di misterioso. Sembra suggerire che dietro quella piccola apertura esista un segreto.
Roseberry non spiega quale sia questo segreto.
Ed è proprio questo il punto: la moda non deve sempre dare una risposta. A volte basta lasciare spazio all’immaginazione.
La sfilata di Schiaparelli dimostra come la moda possa ancora sorprendere
In un momento storico in cui molte collezioni sembrano inseguire soltanto le tendenze, la sfilata di Schiaparelli alla Parigi Fashion Week sceglie una strada diversa.
Roseberry non propone semplicemente nuovi abiti. Propone una riflessione sul modo in cui guardiamo il corpo.
La moda diventa uno strumento per interrogare le immagini che ci circondano: fotografie, social media, rappresentazioni del corpo perfetto.
In questo contesto, la nudità non è più un gesto provocatorio. Diventa un linguaggio.
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Daniel Roseberry continua a costruire una nuova identità per Schiaparelli
Da quando è arrivato alla guida creativa della maison, Daniel Roseberry ha lavorato per trasformare Schiaparelli in uno dei brand più riconoscibili della moda contemporanea.
Il suo approccio è molto chiaro.
Da una parte mantiene vivo il legame con la storia della maison. Dall’altra introduce un linguaggio visivo moderno, capace di dialogare con il presente.
La sfilata di Schiaparelli presentata alla Parigi Fashion Week conferma questa direzione.
È una collezione che non cerca l’approvazione immediata. Preferisce lasciare una domanda aperta.
Che cosa vediamo davvero quando guardiamo un corpo sulla passerella?






