Sabato De Sarno il ritorno di uno sguardo che rimette il corpo al centro della moda

Ci sono momenti in cui un nome torna a circolare con una forza diversa. Non per un lancio di collezione, non per una campagna o per un nuovo ruolo creativo, ma perché quella voce — rimasta per un momento più silenziosa — si riaccende nel dibattito culturale contemporaneo. È ciò che sta accadendo oggi con Sabato De Sarno, protagonista di un progetto che lo riporta al cuore della riflessione sul rapporto tra moda, corpo e presenza. A Firenze, all’interno dello IED, prende vita In corpo presente, un percorso collettivo che intreccia gesto, materia e ascolto. Non è solo un laboratorio, non è solo una performance. È il ritorno di un modo di pensare l’abito come spazio vivo, come luogo che accoglie, custodisce, restituisce.

 

Sabato De Sarno il ritorno di uno sguardo che rimette il corpo al centro della moda

Sabato De Sarno il ritorno di uno sguardo che rimette il corpo al centro della moda

 

In un periodo in cui la moda affronta la trasformazione più radicale degli ultimi decenni — tra digitalizzazione, smaterializzazione e nuovi linguaggi visivi — De Sarno sceglie un approccio controcorrente. Rifiuta l’astrazione e torna all’essenza. Torna al corpo. Torna a quella fisicità che la cultura digitale aveva tentato di dissolvere. Il suo ritorno agli onori della cronaca non passa per lo spettacolo, ma per un gesto di profondità: entrare in un progetto formativo e artistico in cui l’abito non è un prodotto, ma una domanda aperta.

Un percorso che racconta un linguaggio

Per capire perché In corpo presente sia molto più di un progetto accademico, bisogna tornare alle radici di Sabato De Sarno. La sua storia nella moda inizia a Napoli, dove è nato nel 1983, e prende forma in aziende che hanno definito la modernità del Made in Italy. Prada lo accoglie nei primi anni Duemila, nel ruolo di Assistant Pattern-Maker, un compito apparentemente tecnico ma che gli permette di comprendere l’abito come struttura, come architettura in cui il corpo non è un ospite, ma un fondamento.

Il passaggio ad Annapurna e poi a Dolce&Gabbana gli apre le porte della maglieria e del jersey, materiali che dialogano con la pelle, con il movimento, con il ritmo del corpo. È in Valentino, dove rimarrà quattordici anni, che il suo sguardo si affina definitivamente. La sua è una formazione che non punta ai riflettori, ma alla costruzione lenta di un linguaggio. Arriva alla direzione creativa di Gucci nel 2023 con questa consapevolezza: il design non è mai un gesto isolato, ma una conversazione continua tra il proprio immaginario e il mondo.

L’estetica De Sarno: un linguaggio della presenza

Negli anni, il nome Sabato De Sarno è diventato sinonimo di una visione estetica precisa: un essenzialismo che non elimina, ma rivela. Il suo lavoro si muove su un crinale sottile, quello in cui semplicità e profondità si sovrappongono fino a diventare inseparabili. La sua moda non è rumorosa, non è decorativa, non è retorica. È una moda che chiede al corpo di tornare visibile, di tornare protagonista del proprio spazio.

È qui che il suo pensiero si intreccia perfettamente con il progetto dello IED Firenze. In corpo presente non è un esercizio stilistico, ma un’indagine sul ruolo dell’abito come estensione dell’individuo. La definizione che De Sarno offre del progetto è essenziale e potentissima: “L’abito è un corpo che accoglie altri corpi. Un unico vestito modulare, costruito da elementi tessili che si possono unire e separare con bottoni, zip e lacci. Una struttura bianca, neutra, come una tela ancora da scrivere.”
In queste parole si avverte tutto il suo modo di intendere la moda: non un contenitore, ma un tramite. Non un oggetto da osservare, ma un territorio da abitare.

Il bianco, come gesto concettuale, racconta il desiderio di ricominciare. Il modulo, come forma, racconta la possibilità del cambiamento. La struttura mobile, che si scompone e si ricompone, riflette una visione del corpo come presenza plurale, come identità in divenire.

Il progetto con lo IED Firenze come manifestazione di un pensiero culturale

L’iniziativa promossa dallo IED Firenze — sotto la guida della direttrice Benedetta Lenzi e con la collaborazione di Jacopo Benassi e Sissi — diventa lo spazio perfetto per ospitare il ritorno del pensiero di De Sarno. Il progetto, che accompagnerà 50 studenti in un percorso annuale, parte da un presupposto semplice: il corpo oggi è diventato il grande assente, mentre l’immaginazione si sposta costantemente verso universi immateriali. Recuperarlo significa recuperare la presenza, la relazione, il gesto condiviso.

Sabato De Sarno porta dentro questo lavoro non solo la sua visione di designer, ma la sua capacità di dare forma a concetti complessi attraverso strutture essenziali. I moduli tessili che possono unirsi e separarsi diventano metafora di libertà, appartenenza, fragilità e forza. L’abito modulare è un dispositivo politico prima ancora che estetico. È un invito a muoversi insieme, a cambiare insieme, a costruire un’azione collettiva.

Gli studenti sono chiamati a generare non una rappresentazione, ma un’esperienza. L’abito diventa vivo, abitato, attraversato. Il corpo diventa linguaggio. E il design diventa pratica di relazione.

La dimensione collettiva del pensiero di Sabato De Sarno

La presenza di De Sarno in un progetto come questo non sorprende chi conosce il suo percorso. Nonostante la sua figura sia spesso associata alle grandi maison e ai grandi palcoscenici della moda, il suo lavoro ha sempre custodito un nucleo profondamente umano: l’idea che l’abito esista solo se esiste un corpo che lo interpreta. Il suo ritorno pubblico all’interno di un contesto educativo è quindi perfettamente coerente con la sua poetica.

C’è qualcosa di profondamente contemporaneo nel modo in cui affronta il tema della presenza. La moda di oggi ha bisogno di tornare a interrogarsi, non solo a mostrarsi. Ha bisogno di meno spettacolo e più sostanza, meno virtuale e più reale. Nel mettere al centro il corpo, De Sarno mette al centro la persona. E nel costruire un progetto che vive nell’arco di cinque mesi, sceglie il tempo lungo come antidoto alla frenesia.

In corpo presente diventa così una lente di ingrandimento sul suo approccio: una moda che accoglie, che ascolta, che lascia spazio.

Un impatto che va oltre la moda

Raccontare oggi Sabato De Sarno significa parlare di un designer che si muove in bilico tra moda, arte e cultura, senza mai cadere nell’autoreferenzialità. Il suo lavoro attraversa e collega mondi diversi: body politics, estetica della presenza, linguaggi del gesto, ricerca sui materiali. La sua forza non sta solo nella capacità di costruire collezioni, ma nella capacità di costruire significato.

Ecco perché il suo ritorno nelle cronache culturali attraverso lo IED Firenze non è una parentesi, ma un segnale. Significa che la moda sta tornando a chiedere profondità. Sta tornando a interrogare il corpo, la comunità, l’immaginazione. E che lo sta facendo attraverso figure che sanno ascoltare il loro tempo.

un Abito che rimette il corpo al centro

Alla fine, ciò che colpisce è la semplicità dell’atto creativo. Sabato De Sarno non torna con un manifesto, ma con un abito modulare bianco. Non torna con parole gridate, ma con una forma essenziale che chiede allo sguardo di avvicinarsi. Un gesto minimo, ma profondissimo. L’abito come corpo, il corpo come linguaggio, il linguaggio come relazione.

In un’epoca in cui tutto tende a dissolversi nell’immateriale, il suo lavoro ci ricorda che la moda è ancora — e sempre — una questione di presenza. Una questione di corpi. Una questione di vita vissuta dentro le forme.

E forse è proprio per questo che oggi, più che mai, il nome Sabato De Sarno torna a farsi sentire: perché ci invita a tornare presenti nel mondo che abitiamo.