Racing Motorcycle Museum: dove la memoria della velocità diventa casa

La velocità ha bisogno di un luogo in cui fermarsi. Un luogo che non sia solo una sala espositiva, ma un tempio: il punto in cui passato, presente e futuro del motociclismo si guardano negli occhi e dialogano.
Il Racing Motorcycle Museum nasce così, alle porte di Ginevra, a Mies, nella sede che per decenni ha ospitato la FIM. Un ritorno alle origini, un gesto simbolico che trasforma gli spazi che hanno regolato la storia delle due ruote nel luogo che ne custodirà la memoria.

 

Racing Motorcycle Museum: dove la memoria della velocità diventa casa

Racing Motorcycle Museum: dove la memoria della velocità diventa casa

 

L’inaugurazione, attesa come un passaggio epocale, ha coinvolto istituzioni, campioni e protagonisti del mondo racing. Una di quelle giornate in cui si percepisce immediatamente che sta accadendo qualcosa di destinato a restare.

Una cerimonia che racconta più di un museo

Il taglio del nastro è avvenuto alla presenza del Presidente del Consiglio di Stato di Vaud, Christelle Luisier Brodard, del sindaco di Mies Pierre-Alain Schmidt, dei vertici FIM – dal direttore marketing e digitale Fabio Muner fino al presidente Jorge Viegas – e di ospiti internazionali.

 

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Da sinistra: Sammy Miller, Harry Everts, Carmelo Ezpeleta, Giacomo Avostini © Good Shoot

L’atmosfera era quella tipica delle occasioni solenni, ma senza formalismi: il clima era intimo, quasi familiare. Una sensazione amplificata dalla presenza dei Campioni del Mondo FIM 2025, riuniti per celebrare insieme la nascita del luogo che da oggi racconterà anche le loro imprese.

«È una vera gioia inaugurare questo museo qui a Mies», ha dichiarato Christelle Luisier Brodard. Le sue parole hanno risuonato tra il pubblico come un invito a guardare oltre l’evento, verso ciò che questo spazio rappresenterà per il canton Vaud e per tutta la comunità motociclistica.

Quando le leggende salgono sul palco

Dopo i discorsi istituzionali, la cerimonia ha preso una piega emozionale. È il momento in cui la storia, quella autentica, si manifesta in carne e ossa.

Jorge Viegas e Fabio Muner hanno chiamato sul palco quattro figure che non hanno bisogno di presentazioni:

  • Giacomo Agostini, il campionissimo dei record: 15 titoli mondiali, un nome che è già un’epopea.
  • Harry Everts, il volto delle grandi battaglie del Motocross.
  • Sammy Miller, leggenda del Trial e pioniere del Circuit Racing.
  • Carmelo Ezpeleta, il CEO di Dorna che da oltre trent’anni costruisce la modernità di MotoGP™.

I quattro sono diventati i primi membri ufficiali della nuova FIM Hall of Fame.
Un momento solenne, quasi rituale: a ciascuno è stato consegnato un orologio commemorativo, prima che le loro palme venissero impresse su una scultura a scacchiera nel giardino del museo. Una specie di Walk of Fame del motociclismo, ma più intima, più artigianale, più vera.

La sensazione dominante? Che la storia stesse prendendo forma davanti ai presenti.

Racing Motorcycle Museum: un viaggio attraverso la storia

Il museo raccoglie ciò che il motociclismo ha di più prezioso: le moto che hanno scritto la velocità.
Non solo oggetti meccanici, ma capitoli viventi che hanno cambiato il modo di intendere le corse.

 

Racing Motorcycle Museum: dove la memoria della velocità diventa casa

Ultimate Champions all’inaugurazione del RMM © Good Shoot

 

Tra le esposizioni principali spiccano le World Champions 2025:

  • la MotoGP™ di Marc Márquez, tornato a riscrivere la leggenda;
  • la Superbike di Toprak Razgatlioglu, una forza stilistica oltre che sportiva;
  • la regina del TrialGP di Toni Bou, dominatore senza tempo;
  • la moto vincitrice del Rally-Raid di Daniel Sanders;
  • la EnduroGP di Josep Garcia;
  • la Speedway GP del campione Barotozz Zmarzlik;
  • la MXGP del funambolo Romain Febvre.

Moto che raccontano un presente ancora caldo, quasi pulsante, e che trovano nel museo una dimensione sospesa, capace di consegnarle immediatamente al mito.

I simboli della storia: quando le moto diventano icone culturali

Accanto ai campioni moderni, il Racing Motorcycle Museum dedica ampio spazio ai capolavori storici del motorsport. Alcuni sono vere icone del Novecento:

  • la leggendaria AJS Porcupine di Leslie Graham, prima moto a conquistare il titolo del FIM Grand Prix World Championship nel 1949;
  • la Honda RC166 F101 di Mike Hailwood, un sei cilindri che è ancora oggi un brivido meccanico;
  • la Yamaha YZR-M1 di Valentino Rossi del 2004, simbolo di una generazione;
  • la Kawasaki ZX-10R di Jonathan Rea del 2016, una macchina da guerra perfetta;
  • la Honda RC213V di Marc Márquez del 2018, progettata per spingere i limiti;
  • la Yamaha YZ450F di Stefan Everts del 2006;
  • la Beta Zero Prototype di Jordi Tarres del 1989;
  • la Zaeta DT450RS di Francesco Cecchini, ambasciatrice del Flat Track moderno;
  • la BMW R80 G/S di Hubert Auriol che ha cambiato il significato della parola “avventura”;
  • la GASGAS EC350F di Andrea Verona, emblema della nuova generazione;
  • e la Yamaha YZF R7 del Team Europe, vincitrice dei primi FIM Intercontinental Games 2025.

Non è un’esposizione: è un atlante emotivo del motociclismo.

Qui ogni moto racconta un’epoca, un’evoluzione tecnica, una lotta, un rischio. È come camminare in mezzo ai capitoli di un romanzo che continua a riscriversi.

Il museo come visione futura

«È entusiasmante che il mondo delle corse abbia finalmente una casa permanente», ha dichiarato Jorge Viegas. La sua voce non era quella di un amministratore, ma di un appassionato che vede concretizzarsi un sogno condiviso.

La visione di Fabio Muner, invece, va oltre l’esposizione celebrativa. Il suo intento è chiaro: trasformare il Racing Motorcycle Museum in un percorso educativo che racconti l’evoluzione delle competizioni, della tecnologia e dei protocolli che oggi garantiscono la sicurezza dei piloti.

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È la dimostrazione che il museo non è stato progettato per essere una teca chiusa, ma un ponte: tra chi ha costruito il passato e chi guiderà il futuro.

Un nuovo patrimonio culturale per Mies e per il motociclismo mondiale

Per il sindaco Pierre-Alain Schmidt, il museo rappresenta un valore che va oltre la passione: un patrimonio per il territorio.
Non solo attirerà pubblico internazionale, ma diventerà un riferimento permanente per la cultura del motorsport.

La sensazione è che Mies, un piccolo comune svizzero, sia diventato improvvisamente un punto nevralgico del racconto motociclistico globale. Non un museo “da visitare”, ma un luogo da vivere, da rileggere, da ascoltare.

Perché questo museo è destinato a diventare un punto di riferimento

Il Racing Motorcycle Museum convince perché riesce a tenere insieme elementi che di solito non convivono. È un museo, certamente, ma non ha nulla di statico: ogni sala sembra muoversi con il ritmo stesso delle corse, restituendo la sensazione di un’eredità in continuo divenire. Racconta la storia, ma lo fa con un linguaggio che guarda chiaramente al futuro, come se le moto esposte fossero soltanto il primo capitolo di un percorso da scrivere.

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Da sinistra: Fabio Muner, Pierre-Alain Schmidt, Jorge Viegas, Silvia Dainese all’inaugurazione del Racing Motorcycle Museum © Good Shoot

È profondamente internazionale, aperto a visitatori e appassionati da ogni parte del mondo, e allo stesso tempo radicato nel territorio svizzero che lo ospita, a Mies, dove la FIM ha costruito gran parte della sua identità. Ed è tecnico, certo, ma accessibile anche a chi non conosce ogni dettaglio meccanico: riesce a emozionare con la stessa intensità tanto il professionista quanto chi entra nel mondo delle corse per la prima volta.

La sua forza sta proprio in questo equilibrio raro. Il Racing Motorcycle Museum non cerca di impressionare con la quantità, ma con la profondità delle storie che custodisce. E in queste sale, dove passato e presente dialogano senza sovrapporsi, il motociclismo trova finalmente un luogo capace di rappresentarlo davvero.

L’emozione che rimane dopo l’ultima sala

Mentre i primi visitatori percorrono le sale, accarezzando con lo sguardo i profili delle moto che hanno segnato epoche, si percepisce la stessa emozione:

La sensazione di essere entrati in una casa.

La casa del motociclismo.

Un luogo in cui tornare, ogni volta che si ha bisogno di ricordare perché le corse, al di là dei numeri, dei titoli e dei record, siano soprattutto una storia umana.
E questo museo, il Racing Motorcycle Museum, ha finalmente iniziato a raccontarla.