Mike Nelson, L’ATTESO

Questo post è stato scritto da Gaetano Piazzolla

Le Officine Grandi Riparazioni di Torino, presentano L'Atteso prima mostra personale dell'artista inglese Mike Nelson a cura di Samuele Piazza.
Le Officine Grandi Riparazioni di Torino, presentano dal 2 novembre 2018 sino al 3 febbraio 2019, “L’Atteso“. Prima mostra personale dell’artista inglese Mike Nelson, a cura di Samuele Piazza.
Il Binario 1 dello spazio ex-industriale è stato completamente trasformato in un “luogo altro” dall’installazione che genera un effetto straniante ed un clima sospeso ed enigmatico. L’installazione si presenta in un ambiente buio, dove su una distesa di macerie pressate sono parcheggiate una ventina di automobili. A fare da sfondo un’enorme struttura in legno. Questa può essere interpretata come un grande cartellone pubblicitario o lo schermo di un “drive-in”. Le auto sono tutte impolverate e versano in uno stato di abbandono. Si tratta di macchine usate che hanno avuto una vita, un vissuto e anche un valore personale. Queste sono abitate da personaggi fittizi, cioè gli oggetti che sono ancora al loro interno. Questi a loro volta creano le personalità di coloro che le hanno possedute. Si tratta di auto banali, racconta Samuele Piazza curatore della mostra. Mike non ha voluto usare auto che avessero un valore storico ma piuttosto qualcosa che fosse ancora riconoscibile. L’idea è quella di rappresentare una sorta di archeologia recente poiché l’idea della macchina in sé come la conosciamo da un secolo si sta evolvendo e trasformando. Il tutto si lega anche all’archeologia del luogo dell’installazione che era usato per la riparazione delle locomotive a vapore.
È come trovarsi in una piccola macchina del tempo, con vari percorsi di vissuto, diverse situazioni in diversi tempi raccontati da ciascuna automobile senza che si abbia una visione vincolante.
L’intervento di Mike Nelson unisce fonti di ispirazione diverse. Un passato recente o, potremmo dire un futuro prossimo, si uniscono per realizzare un presente distopico e precario. Un’ambiguità tra una demolizione recente, un’apocalisse in atto e una ricostruzione possibile. Il tutto è lasciato alla libera interpretazione del visitatore che esplorando liberamente gli elementi presenti costituisce la propria individuale narrazione.
The Officine Grandi Riparazioni of Turin, present from 2 November 2018 until 3 February 2019, “L’Atteso“. First solo exhibition of the English artist Mike Nelson, curated by Samuele Piazza.
Binario 1 of the ex-industrial space has been completely transformed into a “place other” from the installation that generates an alienating effect and a suspended and enigmatic climate. The installation is presented in a dark environment, where about twenty cars are parked on a stretch of pressed debris. The background is a huge wooden structure. This can be interpreted as a large advertising billboard or a “drive-in” screen. The cars are all dusty and are in a state of neglect. These are used machines that have had a life, a life and also a personal value. Cars are inhabited by fictional characters, that is, the objects that are still inside them. These in turn create the personalities of those who possessed them. It is self-trivial, says Samuele Piazza, curator of the exhibition. Mike did not want to use cars that had historical value but rather something that was still recognizable. The idea is to represent a sort of recent archeology because the idea of ​​the machine itself as we know it for a century is evolving and transforming. Everything is also linked to the archeology of the installation site that was used for the repair of steam locomotives.
It is like being in a small time machine, with various paths of experience, different situations in different times told by each car without having a binding vision.
Mike Nelson’s intervention combines different sources of inspiration. A recent past or, we could say a near future, come together to create a dystopian and precarious present. An ambiguity between a recent demolition, an apocalypse in progress and a possible reconstruction. Everything is left to the free interpretation of the visitor who freely exploring the elements present constitutes his own individual narration.
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