Mario Schifano Qualcos’altro, in mostra alla GióMarconi

La mostra "Mario Schifano. Qualcos'altro" presso la Galleria Gió Marconi di Milano è dedicata ad un gruppo di monocromi realizzati tra gli anni '60 e '62.
Testo Gaetano Piazzolla

 

La mostra “Mario Schifano. Qualcos’altro” sarà ospitata dal 22 gennaio al 20 marzo 2020, presso la galleria Gió Marconi di Milano. L’esposizione, curata da Alberto Salvadori, è dedicata ad un gruppo di monocromi realizzati tra gli anni ’60 e ’62.

La mostra "Mario Schifano. Qualcos'altro" presso la Galleria Gió Marconi di Milano è dedicata ad un gruppo di monocromi realizzati tra gli anni '60 e '62.

Schifano nasce in Libia nel 1934, ma subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, la famiglia si trasferisce a Roma. Abbandonati gli studi, inizia a lavorare, come assistente, con il padre, che è un archeologo restauratore al Museo Etrusco di Villa Giulia. Nello stesso tempo inizia a dipingere tele di matrice informale che espone alla Galleria Appia Antica di Roma nella sua prima personale. Nel 1961 vince il Premio Lissone per la giovane pittura contemporanea ed espone una nuova personale alla Galleria La Salita di Roma. 

La mostra

Il titolo di questa esposizione, si riferisce ad un’opera realizzata nel 1960 dall’artista. Qualcos’altro sta ad indicare proprio che quello che Schifano voleva dipingere doveva essere necessariamente diverso da quello che si era già visto. Il “monocromo”  viene inteso come una “tabula rasa” già pronto a trasformarsi in campo fotografico o luogo di proiezione in cui sono messi a fuoco dettagli e frazioni d’immagini.
L’autore inizia a realizzare questi smalti su carta intelata, nel 1959, presentandoli per la prima vola a Roma presso la Galleria La Salita.

 

La mostra "Mario Schifano. Qualcos'altro" presso la Galleria Gió Marconi di Milano è dedicata ad un gruppo di monocromi realizzati tra gli anni '60 e '62.

La mostra "Mario Schifano. Qualcos'altro" presso la Galleria Gió Marconi di Milano è dedicata ad un gruppo di monocromi realizzati tra gli anni '60 e '62.

Largamente in anticipo sulla scena romana, Schifano con i suoi monocromi vuole azzerare la superficie del quadro e attribuirle un nuovo punto di vista. Vuole per l’appunto, “inquadrarla”, proponendo nello stesso tempo un nuovo modo di fare pittura. I suoi “monocromi” hanno una grammatica molto semplice. Smalti industriali, lucidi e coprenti, colore grondante steso senza vincoli sulla ruvida superficie della carta da pacchi. Il suo intento è di dare l’idea di una pittura da cartellone pubblicitario, dove colori accesi privi di sfumature danno spazio all’impressione di immagini nuove. 
Qualcos’altro ha dunque un sapore profetico, in cui questi “monocromi – schermi” verranno riempiti con segni e simboli della vita moderna.

 

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