Gender project Milano una mostra, tanta musica e conferenze

Questo post è stato scritto da Giuseppe Piazzolla

Veronique Charlotte

Veronique Charlotte


 
Veronique Charlotte

Veronique Charlotte

Veronica Urbini, in arte Veronique et Charlotte, artista visiva e performer nata Rimini.

Abbiamo avuto il piacere di incontrarla e conoscerla a Milano, dove è arrivata per continuare il suo lavoro “Gender project“. Uno studio sulla fotografia sociale, attraverso il quale raccoglie emozioni e sentimenti dei soggetti fotografati.
Partito da Londra, città dove l’artista  vive, tale progetto attraverserà i 5 continenti e farà tappa in altri paesi tra cui l’Italia, in particolare nella città di Milano. Lo scopo del “Gender project” è di “esplorare” l’animo realizzando ritratti.
 
Dove sei cresciuta e qual è stato il tuo rapporto con l’ambiente circostante da adolescente?
Sono cresciuta a Rimini. Ho studiato a Milano e, dopo l’università ho iniziato a lavorare nell’ambito della moda. Prima da Prada dove ero la loro modella di studio, e poi da Trussardi. Qui ho lavorato come assistente del direttore creativo per un po’. Dopo 5 anni di esperienze negli ateliers milanesi, ho lasciato l’Italia per spostarmi in Inghilterra. Adesso vivo tra Milano e Londra.
 
Come ti trovi a Londra?
Londra la definisco la  capitale del mondo. Purtroppo il livello politico del momento sta un po’ mandando in rovina quella che era la bellezza multiculturale della città. Mi riferisco alla Brexit, ma non voglio esprimere opinioni in merito poiché non parliamo di questo argomento.
 
Come é nato il progetto sul gender?
Una sera mentre parlavo con degli amici della fluidità e dell’identità di genere.
 
Come vi siete messi in contatto con i vostri soggetti?
Nel gennaio del 2019 abbiamo lanciato la prima “call” per il Gender Project di Londra.
Non è stata la prima esperienza lavorativa nell’arte. Ho realizzato altre performance, però non avevo mai lanciato una Call così specifica è così ampia. La risposta è arrivata dall’Inghilterra, non solo da Londra e devo essere sincera, è stata fantastica.
Nel giro di poche ore ho ricevuto 36 disponibilità per far parte del progetto. Poi, immagina, più la voce si spandeva più le candidature aumentavano. Alla fine avevamo una “waiting list” poiché avevo come obiettivo i 100 ritratti ma altre persone continuavano a proporsi.

100 persone per ogni città che visiterai, perché questa scelta?
Ho deciso di fare 100 ritratti perché è un open Call. 10 ritratti  sarebbe stato un limite. Avrei dovuto fare una selezione e sarebbe venuto a mancare quello che è l’effetto di vulnerabilità e di fiducia che il progetto chiede ai suoi partecipanti. Quindi ho deciso di lavorare su
un numero più ampio e arrivare ad una collezione finale di 1000 ritratti di persone che mostreranno la loro fluidità.
Essendo un progetto a lungo termine, con il passare del tempo, vedremo come le cose cambiano a livello sociale, ambientale e umanitario. Tutte queste variabili possono influire sul risultato.

Dove sono stati fatti i primi ritratti?
I primi 100 ritratti sono stati eseguiti nel salotto di casa mia. Ho cercato di riproporre un ambiente che fosse più confortevole di uno studio fotografico. Perché avendo lavorato in studi fotografici, so qual è la difficoltà, anche per chi è un modello di professione nel sentirsi a suo agio e rilassarsi. Così invece di usare il classico white, ho pensato al salotto di casa che mette più a suo agio, e ha aiutato tante persone che non si erano mai fatte fotografare. Ancora di più se devono spogliarsi, non solo dei loro vestiti ma delle loro emozioni di fronte ad un estraneo.
 
Perché la scelta del B/N?
BNW è una scelta stilistica, tra il bianco e nero ci sono un’infinità di sfumature e io le voglio raccogliere un po’ tutte.
Le persone si rendono portavoce di abusi. Io non chiedo di posare, avviamo una conversazione con il soggetto, dove mi racconta la sua storia, mi parla delle proprie esperienze.
Diventa un roller coaster,dalle emozioni alla gioia, agli abusi a racconti di tentato suicidio. Chi è stato allontanato dalla famiglia perché non accolto, oppure ha dovuto cambiare paese perché non veniva accettata la sua nuova identità. Ora il mio lavoro è impostato in modo da catturare la naturalezza del soggetto a differenza di quello che facevo prima quando cercavo di far rappresentare al modello qualcosa che non era o che non gli apparteneva.
 
Come è stato vivere queste esperienze?
Come artista mi ha fatto crescere moltissimo, e sto imparando a gestire le mie emozioni perché l’engagement è alto.
Con le persone si instaura un legame e mi sento responsabile verso di loro, per la promessa da fare qualcosa, per il cambiamento. Il progetto è fatto da tutti i partecipanti attivi e non, va oltre la mostra artistica. Infatti verranno proposti workshop, performance artistiche interattive in quanto chi visiterà la mostra dovrà mettersi in gioco. Si lavorerà molto sulla fiducia, sulle emozioni, e la vulnerabilità.
E ricercare l’empatia e le connessioni che l’uomo ha di natura.
 
Gender, in Italia questa parola non riusciamo a pronunciarla liberamente. Secondo te sta cambiando o cambierà qualcosa?
Gender il mio progetto è un esercizio di Kindness. Essere gentili con il prossimo senza giudizio. Tutti abbiamo un gender, parola che viene sottovalutata, e non utilizzata.
Gender Italia è anche un esercizio di mass meeting perché noi facciamo lezione, facciamo istruzione.
Colmiamo le lacune di istruzione che mancano non solo in Italia ma in tanti altri paesi. Abbiamo creato un flyer per Gender London che  riproporremo per quello Italia. Una selezione di gender identity che ho scelto e così abbiamo creato un glossario.
 
Sei innamorata?
Si della vita. Mi innamoro una volta al giorno ed è una cosa che mi succede da quando ero bambina. Ogni giorno c’è qualcosa che attrae la mia attenzione e mi perdo.
In generale credo nell’amore tantissimo, è la forza che ti fa andare avanti. L’amore è sostegno. Sostegno secondo me è sinonimo di amore.
Ho un compagno da quasi 6 anni, una relazione meravigliosa, basata su tantissima fiducia, ho avuto una fidanzata per un periodo della mia adolescenza ma non posso dire che fosse amore. È stata un esperienza e nelle sfumature di genere posso dirti che sono romantica.

 

Leggi anche Pugnale Eyewear by Emanuele Pugnale

©Riproduzione Riservata

MMM consiglia

RSS
Follow by Email
Twitter