Francesco Pecco Bagnaia, valori e velocità

Questo post è stato scritto da Gaetano Piazzolla

Francesco "Pecco" Bagnaia

Francesco Pecco Bagnaia Motogp

Timido ed educato, il numero 42, Francesco”Pecco” Bagnaia, dello Sky Racing Team VR46 della Moto2 ci racconta, la sua voglia di crescere e andare veloce, tutto però con la consapevolezza di avere i piedi ben piantati per terra. Questo è “Pecco” Bagnaia, lo abbiamo incontrato in occasione del GP di Misano.
Cosa ha influenzato la tua scelta nel diventare un pilota di moto?  
Il mio papà e mio zio erano appassionati di moto e giravano in pista a livello amatoriale con le loro moto da strada, io da piccolo spesso li seguivo fino a quando, sotto l’albero di Natale, comparve una mini moto da cross, una Beta 50 mono marcia. Questa mi ha indirizzato verso la strada delle corse, soltanto che il cross non mi piaceva troppo, mi facevano paura i salti, così un giorno mi han portato ad Alessandria alla pista “fuori giri”e da qui son partito su strada.
Oggi pratichi ancora il moto cross?
Molto poco, perché son i salti a spaventarmi, vederti in aria e non poter controllare nulla non mi piace un gran ché.
Un aggettivo che ti definisce meglio?   
Sono educatamente riservato, nel senso che non riesco ad essere aperto al 100% quando conosco persone nuove. Però quando serve sò essere anche aggressivo.
Il ricordo più bello tra tutte le gare disputate.   
Nel 2016 al Sachsenring, la mia prima vittoria nel mondiale con la Mahindra, devo dire che, forse, è stato il giorno più bello della mia vita.
La prima cosa a cui pensi quando alla partenza si spegne il semaforo.  
Non lo sò (risate). Solitamente non penso a niente perché sono troppo concentrato a gestire bene la partenza.
Il tatuaggio che vorresti fare e non hai ancora fatto.
Mi piacerebbe farne uno dove ci sia una moto disegnata. Però ne ho già tre, tutti legati a storie di moto, e penso che possano bastare, almeno fino al prossimo anno.
Sei credente?
Si, sono credente, ma non praticante.
Come trascorri il tempo libero?
Di tempo libero ne ho pochissimo, e lo trascorro rilassandomi sul divano a casa.
Ti senti più romantico o latin lover?
Romantico, ma non troppo.
Riusciresti a seminare Road Runner?
No è impossibile, ne sà una più del diavolo quello lì.
Ti piace di più leggere un libro o i fumetti?
Leggere un libro. I miei preferiti sono le autobiografie di personaggi sportivi.
L’ultima letta?
Quella di Mike Tison.
Il film che hai visto e che rivedresti ancora.
Io sono leggenda, mi piace Will Smith nella parte dell’eroe che si sacrifica per il genere umano, quindi ogni volta che c’è lo guardo. Mi piace anche rivedere le saghe cult come Star Wars o il Signore degli Anelli.
Qual’è il tuo look quando non indossi la tuta da corsa?
Direi piuttosto sportivo/casual.
In quale decennio del passato ti piacerebbe vivere?
Gli anni ’80 perché mi hanno ispirato i video musicali di quel periodo.
Il tuo futuro come e dove lo vedi?
Spero in costante crescita sia nella vita, nella velocità e si certo anche nel mondiale. Ma senza fretta voglio tener i piedi per terra e andar su con calma.
Il tuo miglior antagonista?
(risate) Navarro e Binder. Mentre quello che stimo più di tutti per l’impegno che ci mette è Migno.
Una cosa che non sopporti nel tuo lavoro?
Viaggiare. Ecco se c’è qualcosa che non sopporto sono i viaggi che facciamo.
Dove conservi i tuoi trofei?
Prima che arrivassi al mondiale li ho conservati tutti a casa mia a Torino. Mentre le nove coppe vinte durante il mondiale sono a Pesaro dove vivo adesso.
Pensi che sia sempre meglio dire la verità o qualche bugia a volte aiuta?
Dico sempre la verità anche perché a dire bugie faccio fatica, non sono proprio capace.
Quale auto ti piacerebbe guidare più di tutte?
La macchina dei miei sogni è una Mustang del 1967, ho visto che Hamilton ne ha una, mentre quella che vorrei guidare oggi è una BMW M2 frizzante e sportiva ideale per un ragazzo giovane come me.
Se dovessi scegliere tra le due o quattro ruote?
Due ruote.

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