Ayrton Senna, campione di altri tempi

26 anni fa Ayrton Senna, moriva. La scia che ha lasciato dietro di sé è visibile ancora oggi.
Testo Gaetano Piazzolla | Foto Bruno Silverii

 

26 anni fa Ayrton Senna, moriva. La scia che ha lasciato dietro di sé è visibile ancora oggi.

Il 1° maggio del 1994, nel pomeriggio di una primaverile domenica, durante il Gran Premio di Imola di F1, perdeva la vita il 3 volte campione del mondo Ayrton Senna. Aveva 34 anni. La sua Williams-Renault, si schiantava a 300 km orari sul muretto di protezione alla curva del Tamburello. La causa fu la rottura del piantone dello sterzo la cui modifica venne richiesta dallo stesso Ayrton.  L’urto lo lasciò privo di sensi e intrappolato nella monoposto. Inutili furono i soccorsi e la corsa all’Ospedale Maggiore di Bologna. La morte sopraggiunse poche ore dopo quello stesso pomeriggio. Epilogo di un fine settimana tragico. Ricordiamo l’incidente a Rubens Barrichello nelle prove del venerdì.  La sua Jordan decolla nella variante bassa a 250 km/h e atterra capovolta. Per fortuna solo un grande spavento e qualche contusione per l’allora esordiente pilota. Il giorno seguente, sabato, la morte di Roland Ratzenberger alla curva Villeneuve. Si susseguiranno vari episodi gravi la domenica nel corso dei primi minuti della partenza del GP fino all’incidente fatale di Ayrton, in diretta televisiva.

 
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Senna era un campione fuori dal comune, come il suo talento. E ne era consapevole. Proprio per questo si chiedeva da chi lo avesse avuto in dono e come poteva fare per portarlo ad un livello massimo. Correre per lui era qualcosa di mistico. Ostinatamente deciso nel voler vincere a tutti i costi. La fede era importantissima nella sua vita e non ne fece mai mistero. Diceva di trovare le risposte alle sue domande nella Bibbia, regalo della sorella Viviane, che ebbe grande influenza su di lui soprattutto all’apice della sua carriera. Misterioso, a volte schivo, individualista nel lavoro, benché questa fosse una contraddizione. Il suo “essere con gli altri” era riservato solo per gli affetti familiari. Forse fu questo a farlo isolare ancor di più. La vita la viveva come una missione da compiere. Tra incertezze e incoerenze cercava una verità interiore. Fu così forse che Ayrton  divenne il simbolo della sua nazione, il Brasile, che vedeva in lui speranza e rinascita.

26 anni fa Ayrton Senna, moriva. La scia che ha lasciato dietro di sé è visibile ancora oggi.
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Ayrton nasce a San Paolo , Brasile, nel 1960, da una famiglia benestante di origini italiane.  A 8 anni l’esordio sui kart. Il giovanissimo Ayrton è un talento puro, sopratutto su pista bagnata, dove affina le sue doti di guida. Dote che sfocerà in tutta la sua imponenza durante gli anni in F1. Ad accorgersene per primo è il francese Alain Prost quando durante il gran premio di Monaco del 1984, lo vede minaccioso dai suoi specchietti mentre il brasiliano lo incalza con la sua Toleman, vettura nettamente inferiore. Ayrton è alla sua prima stagione in F1.  Negli anni a venire i due se ne diranno e daranno di santa ragione fuori e dentro la pista. Celebri gli autoscontri di Suzuka, e vari altri episodi che diedero luogo ad una delle rivalità più accese della Formula 1.


26 anni fa Ayrton Senna, moriva. La scia che ha lasciato dietro di sé è visibile ancora oggi.

Nel 1988 entrambi, Senna e Prost, correranno per la McLaren-Honda, e la battaglia a colpi di pole conquistate, GP e mondiali vinti è tutta tra di loro, poiché gli altri contendenti sono lontani anni luce.  L’arrivo di Senna alla McLaren è accompagnato da una sfilza di grandi vittorie con la Lotus. Nel 1985 vince il GP del Portogallo doppiando la Renault di Tambay che arriva 3°, e da più di un minuto di distacco alla Ferrari di Alboreto che chiude 2°.  Successi che si ripetono negli anni a venire. Unica pecca quella durante il GP di Monte Carlo nel 1988 quando urtando le barriere perde la sequenza dei 5 successi consecutivi che nessuno ha più eguagliato. Successi che sarebbero continuati chissà per quanti altri anni ancora, se il suo destino fosse stato diverso.  Di quella maledetta domenica pomeriggio, ricordiamo, penso tutti, il suo sguardo assente, sulla griglia alla partenza, quasi un presentimento di quello che sarebbe accaduto.

26 anni fa Ayrton Senna, moriva. La scia che ha lasciato dietro di sé è visibile ancora oggi.

 

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