Alfa Romeo 6C 2500 Competizione, l’auto del rilancio

Questo post è stato scritto da Roberto Dichinseri

Testo di Roberto Dichinseri 

 

Nel 1925 l’Alfa Romeo decolla. Il grande progettista Vittorio Jano, strappato alla Fiat nel ’23, nel ’24 progetta la P2 da corsa e l’anno dopo vince il Mondiale Grand Prix. Ma nel ‘25 entra anche in scena la 6C, forte di un nuovo sei cilindri 1.500 ideato dal tecnico piemontese. Disponibile in molte versioni, dalla berlina Turismo alle configurazioni da competizione (vincitrice della Mille Miglia del ’28, 29 e ’30) viene sottoposta a continui incrementi di cilindrata: 1.750 cc, 1.900, 2.300 nel 1934 e, alle porte della guerra, 6C 2500. Il conflitto blocca produzione, aspirazioni e sviluppo ma nell’immediato dopoguerra e con una grave penuria di mezzi la 6C 2500 riprende il suo percorso evolutivo: Sport, Super Sport e Gran Turismo con gli stili più diversi opera di veri artisti della carrozzeria. All’apice della 2500 il programma inserisce la versione da corsa, il naturale completamento. Va da sé che si tratta di una situazione incerta: si naviga a vista, non si fanno programmi a lungo termine. La 6C 2500 Competizione è affidata a Gioacchino Colombo, che presto passerà alla Ferrari. Il progetto ricicla molta meccanica di vetture precedenti: l’Alfa aveva vinto con l’8C la Mille Miglia del ’36, ’37, ’38 e ’47 ma l’8C 2900B di Touring è grande e pesante, specie pensando a una gara così difficile e selettiva. La base della 6C Competizione, perciò, è la 2500 SS “Torpedino Brescia” giunta seconda alla Mille Miglia del ’40. Per diminuire le dimensioni, il peso e migliorare l’agilità viene accorciato il passo. Le sospensioni anteriori sono derivate dalla monoposto 308 del 1938, le posteriori provengono dalla 8C 2900 ma anch’esse migliorate. Il motore è ancora il 6 cilindri 2.5 bialbero ma aggiornato per erogare circa 150 Cv. La carrozzeria viene progettata internamente: l’obbiettivo è la massima efficienza così si decide per la creazione del design in casa. Ne scaturisce una forma efficiente secondo le regole dell’epoca ma tutto sommato classica: la parte frontale è molto lunga per ospitare il motore, molto arretrato, il tetto è molto basso e la coda compatta, la calandra riprende la 158 del ‘38. La 6C 2500 Competizione pesa circa 900 kg ed è molto veloce (200 km/h) grazie alla cura nella definizione della forma. Il periodo molto incerto rallenta lo sviluppo così la Competizione è pronta già nel ’48 ma può iniziare l’impegno sportivo solo l’anno successivo. Conquista il terzo posto alla Mille Miglia del 1949 (Franco Rol e Vincenzo Richiero).

 

 

In quell’annata Rol arriva ancora 3° alla Coppa d’Oro delle Dolomiti e vince il Gran Premio di Pescara. Nel ’50 Juan Manuel Fangio in coppia con Zanardi conclude ancora terzo alla Mille Miglia.

 

Quello stesso anno vince la  (Bornigia-Bornigia).
Il bilancio della 6C Competizione è nel complesso dignitoso considerando che nasce in un momento di transizione, in cui l’Alfa sta decidendo per una produzione in grandi numeri per allargare il mercato. La produzione complessiva è di tre unità.

 

 

 

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