Milano – Taranto rombi d’epoca sulla strada della leggenda
Quando il rombo dei motori incontra la memoria, la Milano – Taranto prende il via come una sinfonia d’altri tempi. È una corsa che non ha bisogno di podi né bandiere a scacchi. La vera vittoria è il viaggio stesso, la bellezza del tempo che passa e ritorna, restaurato, scintillante, vivo. Lunedì mattina, puntuale come una promessa mantenuta, è partita la 38ª rievocazione Milano – Taranto, l’evento che celebra le moto d’epoca più iconiche e le storie che queste portano con sé, chilometro dopo chilometro.

momenti prima della partenza della Milano – Taranto
Milano, ore 00:00: il rombo sommesso della storia
In una Milano ancora assopita, sono bastate poche scintille e un colpo di pedivella per riportarci nel secondo dopoguerra. In Corso Sempione non si respira solo benzina mista olio, ma aria d’attesa, sguardi commossi, strette di mano, fotografi accovacciati per catturare il momento in cui la memoria prende vita.

La partenza della Milano – Taranto
Ad aprire la parata, con il numero 1, un uomo che sembra uscito da una cartolina degli anni Quaranta: Giorgio Dalle Nogare, in sella a una Moto Guzzi Guzzino 65cc del 1949, la stessa che aiutò l’Italia a tornare a correre quando ancora faticava a camminare.
“Io, il Guzzino e l’emozione pura” le parola di Giorgio Dalle Nogare
Ci siamo parlati pochi istanti prima che accendesse il motore. Giorgio sorrideva, ma gli occhi erano lucidi. Gli ho chiesto come si sentisse a partire per questa nuova avventura, aprendo la strada alla carovana.

Il Moto Guzzi Guzzino 65cc del 1949 di Giorgio Dalle Nogare alla Milano – Taranto
“È un onore e una responsabilità. Il mio Guzzino ha 76 anni e oggi corre ancora. Non sono io che lo guido, è lui che mi porta via. Questa moto era di mio padre, ed è stata anche la mia prima. Non è restaurata per piacere agli altri, è come me: porta le sue rughe con orgoglio.”
Un amore che non ha bisogno di parole, ma che le trova lo stesso. Giorgio dice non parte per vincere, parte per esserci. Perché la rievocazione Milano – Taranto non è una gara: è un’emozione.
La sorpresa dalla svizzera Manon Pfrunder e il Motom del papà
Poco dopo, nel silenzio rotto dal ticchettio di valvole e carburatori, arriva Manon Pfrunder, regista e motociclista, direttamente da Lenzburg, Svizzera. È in sella a un Motom GG 48cc del 1959, un piccolo gioiello leggero come un respiro, costruito per portare libertà su due ruote con un litro di miscela.

Manon Pfrunder con il Motom GG 48cc del 1959 alla Milano – Taranto
“Questa moto era di mio padre. Quando ero bambina lui me la mostrava in garage. Oggi è la mia compagna di viaggio. La porto in Italia per farle rivedere il Paese che l’ha creata.”
La regia della sua vita, oggi, passa da un manubrio d’acciaio. Manon ha scelto di filmare il viaggio: i volti, le storie, i dettagli. Ma prima di tutto, ha scelto di viverlo.
I modelli più belli: un museo in movimento
Alla partenza c’era da perdersi. Ogni moto era una dichiarazione, ogni telaio un’opera d’arte. Abbiamo visto Moto Guzzi, Gilera, MV Agusta, Benelli, Laverda, Ducati, BMW, NSU, Ariel, Norton. Ma alcune, più di altre, sembravano sussurrare: “Guardami. Io sono la storia”.
Moto Guzzi C2V 498cc del 1929
La più anziana del gruppo. Una reliquia di metallo e passione, con quel motore a V che ha fatto scuola.
Gilera Saturno San Remo Replica del 1946
Un monocilindrico potente e sinuoso. Correva in pista e oggi corre nei cuori.
Ducati Pantah 600SL del 1981
La progenitrice delle Ducati moderne, col suo telaio a traliccio e il motore con cinghia desmodromica.
Moto Guzzi Falcone Sport
Una delle più fotografate. Eleganza d’altri tempi e suono pieno, come una sinfonia da camera.
MV Agusta Turismo Rapido 125cc del 1956
Snella, leggera, velocissima per la sua epoca. E ancora oggi bellissima.

MV Agusta Turismo Rapido 125cc del 1956 alla Milano – Taranto
Norton International del 1937
Un pezzo da corsa, nato per il Tourist Trophy, con una presenza che impone rispetto.
Tanta emozione, carburante e chilometri
La rievocazione Milano – Taranto non è una sfilata statica. Ogni moto percorre quasi 1.800 km da Nord a Sud, attraversando mezza Italia: Lombardia, Emilia, Toscana, Lazio, Campania, Basilicata, Puglia. È un cammino spirituale per appassionati, restauratori, piloti e sognatori.

Innocenti Lambretta alla Milano – Taranto
C’è chi dorme in tenda, chi in agriturismo, chi porta pezzi di ricambio nello zaino. Ma nessuno parte da Milano e arriva a Taranto uguale a com’era. Si arriva più leggeri, nonostante il peso degli anni e delle moto. Perché questo viaggio ti restituisce qualcosa che non sapevi di avere perso: il contatto con le radici.
Quando la rievocazione diventa epica
Le moto d’epoca non sono soltanto veicoli. Sono scrigni di memoria, ferite e vittorie, rughe e carezze meccaniche. E quando partono tutte insieme da Milano, qualcosa succede: la città si ferma. I passanti alzano gli smartphone, ma pochi riescono a catturare davvero ciò che vedono. Perché il vero spettacolo non è il metallo, ma le persone.
- Milano – Taranto
- Milano – Taranto
- Milano – Taranto
Giorgio, Manon, e gli altri oltre 200 partecipanti portano con sé una missione: non lasciare che il tempo cancelli ciò che ha amato. La rievocazione Milano – Taranto è l’antidoto alla dimenticanza. È una strada che non finisce mai, perché finché ci sarà qualcuno a percorrerla, le moto continueranno a parlare.



