Massimiliano “Max” Napolitano

Un’esperienza lunga più di vent’anni nel fashion e soprattutto un grande amore per il suo lavoro. Ecco MassimilianoMaxNapolitano.

 

Max Napolitano

Massimiliano “Max” Napolitano

Chi era Massimiliano Napolitano Della Rocca prima di diventare style coordinator presso Diesel?
22 anni fa, ho iniziato il mio percorso in questo fantastico mondo. Per 7 anni ho lavorato per D&G (Dolce & Gabbana) successivamente ho collaborato con Alexander McQueen. Così sono arrivato a Parigi come “Head Designer” di Pierre Balmain e Karl Legerferld. Devo confessarlo, tutte esperienze meravigliose! Nel 2013 iniziai una collaborazione creativa con Kanye West e a seguire con Virgil Abloh per OFF WHITE e Marcelo Burlon.

Come ci è arrivato?
Conosco Renzo (Rosso) da tanti anni. Ci siamo sempre detti che un giorno avremmo lavorato insieme. Così tre anni fa abbiamo iniziato la nostra avventura.

Cosa ha permesso al brand Diesel di diventare così famoso nel corso degli anni?
Devo dire che Diesel ha sempre avuto ne suo DNA un “tone of voice” ed un “point of view” sul mondo davvero unico, fuori dall’ordinario.

Può raccontarci una curiosità su Renzo Rosso?
Renzo è una persona speciale. Fonte d’ispirazione e grande sostenitore della creatività.

L’abbigliamento denim cosa rappresenta nella cultura odierna?
Sono capi iconici diventati con il tempo la nostra divisa urbana. Sono “democratici” e vanno oltre le diversità di gender, età, culture. Inoltre le occasioni d’uso in cui indossarli sono le più disparate: dal lavoro al tempo libero, dal party alle occasioni più formali. I capi denim sono universali.

Nel denim cosa le piace di più?
La versatilità del tessuto e la sperimentazione sui trattamenti. È una materia in continua evoluzione.

Sono presenti molti capi in denim nel suo armadio? Se si, come lo spiega?
Assolutamente! Il mio armadio è pieno di 5PKT, jackets, denim shirts, shorts. In diversi fit e trattamenti dal rinse al vintage al bleach. Siano questi di brand specializzati che di fashion brand, alcuni veramente speciali.
Per anni la mia divisa è stata denim shirt e pantaloni in pelle o, total look in denim. Mi piace indossare capi in denim perché l’aspetto finale prende vita con te e racconta la tua storia e le tue abitudini. Il mio pezzo preferito è una camicia rinse comprata più di 10 anni fa. È invecchiata con me e adesso mi dona un aspetto irripetibile. Ciò la rende assolutamente unica. 

Come evolverà l’abbigliamento denim nel futuro?
Sicuramente sarà fondamentale avere un approccio sostenibile e questo influenzerà il processo creativo e l’attitudine all’acquisto.

Cosa pensa dell’industria della moda?
È un mondo fantastico e al contempo difficile. Lasciami dire che molto spesso dimentichiamo un aspetto molto importante. Quello cioè di essere fieri del “know how” del nostro paese, della nostra creatività e della nostra artigianalità che non hanno eguali al mondo. 

Secondo lei le sfilate raccontano ancora storie?
Durante gli anni 90 e il primo decennio del 2000 le sfilate erano davvero spettacolari. I designers raccontavano ancora storie e sapevano come rapirti nel loro mondo. Oggigiorno le modalità sono diverse, anche se esistono ancora maison in grado di presentare le loro collezioni come se stessero raccontando un sogno. 

Ultimamente si parla tanto di gender. Lo si intende come una questione di fisiologia e di sovrastrutture culturali. L’abito deve essere un mezzo per definire l’identità di chi lo indossa, o la  moda deve essere agender?
I nostri look ed i nostri outfit costituiscono un po’ la nostra carta di identità, vera o presunta. Attraverso un abito comunichiamo chi siamo o chi vorremmo essere. La moda sta diventando sempre più genderless o gender fluid e questo è un fenomeno reale.

Quanto il tema gender influenza la creatività?
Personalmente mi piace pensare a prodotti che abbiano identità e siano appetibili. Quasi tutti i prodotti “must have” di vari brand presenti ora sul mercato sembrano essere pensati e creati con questa visione al di sopra di un gender specifico.

Crede che la creatività sia un po’ minacciata dal “politically correct?”
Nelle scorse collezioni si sono verificati diversi episodi che hanno fatto accendere un grosso faro a proposito di tale questione. Per noi designers ci sono, da sempre, dei riferimenti culturali e di costume che fungono da fonte di ispirazione. Tuttavia penso si debba sempre creare in modo “correct”

L’insegnamento più importante appreso facendo questo lavoro
La condivisione e coesione con il proprio team. La capacità di evolvere adattandosi alle stagioni della vita senza dimenticare il proprio bagaglio di esperienza. 

Cosa le ha portato di positivo, o le ha fatto riscoprire questa quarantena?
Capire quanto siamo fortunati a vivere la nostra vita in libertà. La forza dei sentimenti veri che non conoscono distanze o quarantene. E ancora la bellezza del nostro paese e la responsabilità per reagire ad una situazione così assurda. 

Una sua passione che l’emoziona maggiormente.
Viaggiare! Permette sempre di scoprire cose nuove, arricchire l’esperienza e nutre la creatività.

Prima di concludere vorrei chiederle un suo pensiero sul blu (dichiarato colore dell’anno)
Per me ci sono due tipi di blu: il blu indaco, meravigliosamente legato al  mio lavoro ed il blu navy dei classici peacoat e cappotti regimental.

 

Massimiliano “Max” Napolitano

 

A long experience of more than twenty years in fashion and above all a great love for his work. Here is Massimiliano “Max” Napolitano.

Who was Massimiliano Napolitano Della Rocca before becoming style coordinator at Diesel?
22 years ago, I started my journey in this fantastic world. For 7 years I worked for D&G (Dolce & Gabbana) then I have collaborated with Alexander Mcqueen. So I arrived in Paris as “Head Designer” by Pierre Balmain and Karl Legerferld. I must confess, all wonderful experiences! In 2013 I started a creative collaboration with Kanye West and then with Virgil Abloh for OFF WHITE and Marcelo Burlon.

How you got there?
I know Renzo (Rosso) sice many years. We always said that one day we would work together. So three years ago we started our adventure.

What has enabled the Diesel brand to become so famous over the years?
I have to tell that Diesel has always had in his DNA a “tone of voice” and a “point of view” on the world really unique, out of the ordinary.

Could you tell us a curiosity about Renzo Rosso?
Renzo is a special person. Source of inspiration and great supporter of creativity.

What does denim clothing represent in today’s culture?
They are iconic garments that have become our urban uniform over time. They are “democratic” and go beyond the diversity of gender, age and culture. Moreover, the occasions of use in which to wear them are the most different: from work to leisure, from the party to more formal occasions. Denim garments are universal.

What do you like the best in denim?
The versatility of the fabric and the experimentation on treatments. It is a subject in continuous evolution.

Are there many denim garments in your closet? If yes, how do you explain it?
Absolutely! My closet is full of 5PKT, jackets, denim shirts, shorts. In different fit and treatments from the rinse to vintage to bleach. These are specialized brands and fashion brands, some really special.
For years my uniform was denim shirt and leather pants or, total look in denim. I like to wear denim because the final aspect comes to life with you and tells your story and your habits. My favorite piece is a rise shirt bought more than 10 years ago. It has aged with me and now it gives me a unique look. This makes it absolutely rare. 

How will denim clothing evolve in the future?
Surely it will be essential to have a sustainable approach and this will influence the creative process and the buying attitude.

What do you think about the fashion industry?
It is a fantastic and at the same time difficult world. Let me tell that very often we forget a very important aspect. That is to be proud of the “know how” of our country, of our creativity and our craftsmanship that have no equal in the world. 

Do you think fashion shows still tell stories?
During the 90’s and the first decade of 2000 the fashion shows were really spectacular. The designers still told stories and knew how to kidnap you into their world. Nowadays the modalities are different, even if there are still maison able to present their collections like they were telling a dream.

Lately we talk a lot about gender. It is understood as a matter of physiology and cultural superstructure. Should a dress has to be a means to defining the wearer’s identity, or should fashion has to be agender?
Our looks and outfits make up a little ‘ our identity card, real or presumed. Through a dress we communicate who we are or who we would like to be. Fashion is becoming increasingly genderless or gender fluid and this is a real phenomenon.

How much does the gender theme influence creativity?
Personally I like to think of products that have identity and are attractive. Almost all the “must have” products of various brands now on the market seem to be designed and created with this vision above a specific gender.

Do you think creativity is a little threatened by “politically correct?”
In the past collections there have been several episodes that have turned on a big lighthouse about this issue. For all of  us designers, there are always, cultural and costume references that serve as a source of inspiration. However, I think we should always create in a “correct” way

What is the most important teaching you learned by doing this work?
Sharing and cohesion with your own team. The ability to evolve adapting to the seasons of life without forgetting your own baggage of experience. 

What’s the positive thing, or what you have rediscovered during this quarantine?
Understanding how lucky we are to live our life in freedom. The strength of true feelings that do not know distances or quarantine. And yet the beauty of our country and the responsibility to react to such an absurd situation.

Which passion excites you the most?
Travel! It always allows you to discover new things, enrich the experience and nurture creativity.

Before I finish I would like to ask you a thought about the blue (declared color of the year).
I think there are two types of blue: indigo blue, wonderfully related to my work and navy blue of the classic peacoats and regimental coats.

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