Lamborghini Miura, a Pebble Beach il più grande raduno di sempre per i suoi 60 anni
La Lamborghini Miura compie 60 anni e Pebble Beach si prepara a celebrarla con quello che gli organizzatori definiscono il più grande raduno del modello mai realizzato. Domenica 16 agosto 2026, per la prima volta, il 3° fairway del Pebble Beach Golf Links verrà aperto in occasione del Pebble Beach Concours d’Elegance per ospitare una mostra speciale curata da Automobili Lamborghini. L’obiettivo è superare i precedenti incontri organizzati per il 40° e il 50° anniversario e stabilire un nuovo primato mondiale per numero di Miura riunite nello stesso luogo.

Lamborghini Miura, a Pebble Beach il più grande raduno di sempre per i suoi 60 anni
È un anniversario che va oltre la celebrazione di una Lamborghini storica. Presentata nel 1966, la Miura cambiò il modo di pensare una vettura sportiva stradale e contribuì a definire l’idea moderna di supercar: motore V12 collocato trasversalmente dietro l’abitacolo, proporzioni bassissime e una carrozzeria Bertone immediatamente riconoscibile. Sessant’anni dopo, quelle caratteristiche spiegano perché continui a essere una delle auto da collezione più desiderate.
Pebble Beach diventa quindi il luogo ideale per raccontarne la storia. Non soltanto attraverso un esemplare conservato in un museo, ma riunendo automobili che permetteranno di osservare l’evoluzione della Miura, le differenti versioni e il modo in cui questo modello è arrivato fino a noi.
Pebble Beach celebra i 60 anni della Lamborghini Miura con un raduno da record
La notizia che dà origine alla celebrazione è già di per sé eccezionale. Per la prima volta il Pebble Beach Golf Links utilizzerà il suo 3° fairway per una mostra dedicata alla Lamborghini Miura, organizzata parallelamente al celebre Concours d’Elegance.
L’esposizione sarà aperta al pubblico domenica 16 agosto e, secondo Pebble Beach, dovrebbe diventare il più grande raduno di Miura mai organizzato in un solo luogo, superando quelli realizzati per il 40° e il 50° anniversario.
Non si tratta quindi semplicemente di mettere in fila alcune vetture storiche. L’ambizione è riunire abbastanza esemplari da poter osservare sessant’anni di storia attraverso automobili che oggi vivono prevalentemente in collezioni private.
Pebble Beach descrive la mostra proprio come un’occasione per approfondire l’evoluzione, la conservazione e l’eredità della Miura. È un approccio coerente con un modello che nel tempo ha superato la dimensione dell’automobile sportiva per diventare un oggetto di cultura automobilistica.

Lamborghini Miura, a Pebble Beach il più grande raduno di sempre per i suoi 60 anni
La storia della Miura comincia nel 1965 con un telaio senza carrozzeria
La storia della Miura comincia prima che qualcuno possa osservarne la carrozzeria.
Il 3 novembre 1965, al Salone dell’Automobile di Torino, Lamborghini presentò un telaio ancora privo della forma che sarebbe diventata celebre pochi mesi più tardi. Era verniciato in nero satinato e mostrava apertamente il motore montato trasversalmente dietro il guidatore. Lamborghini ricorda che quel telaio attirò un’attenzione eccezionale proprio perché lasciava intuire quanto fosse diverso il progetto rispetto alle sportive tradizionali dell’epoca.
L’idea era nata dal lavoro di un gruppo di tecnici molto giovane. Gian Paolo Dallara, Paolo Stanzani e il collaudatore Bob Wallace avevano iniziato a sviluppare dal 1964 una nuova vettura sportiva ispirata anche alle competizioni. Ferruccio Lamborghini comprese il potenziale del progetto e autorizzò lo sviluppo di quella che internamente sarebbe diventata la P400.
Il dettaglio interessante è che, in quel momento, l’automobile che oggi riconosciamo immediatamente come Miura non esisteva ancora nella sua forma definitiva.
Bertone e Marcello Gandini danno forma alla Miura
Dopo il Salone di Torino entrò in scena Carrozzeria Bertone. Fu la prima collaborazione tra Lamborghini e la carrozzeria torinese, dove in quel periodo Marcello Gandini ricopriva il ruolo di responsabile del design. Il progetto della carrozzeria venne definito all’inizio del 1966 e circa trenta persone parteciparono alla realizzazione del prototipo in tempo per il Salone di Ginevra di marzo.
È qui che la Miura comincia realmente ad assumere l’identità che conosciamo.
La meccanica imponeva proporzioni particolari, ma Bertone trasformò quella necessità in uno dei tratti più forti dell’automobile. La vettura era larga, molto bassa e lunga appena 4,36 metri. L’altezza si fermava a circa 105 centimetri. A renderla immediatamente riconoscibile contribuivano i fari anteriori a scomparsa incorniciati dalle celebri “ciglia”, le grandi prese d’aria e le lamelle nere che accompagnavano diverse parti della carrozzeria.
Non serviva conoscere la posizione del motore per capire che quella macchina proponeva qualcosa di diverso.
La Miura appariva veloce anche da ferma.
Ed è probabilmente questo uno dei motivi per cui il suo design continua a funzionare sessant’anni dopo: non cercava semplicemente di decorare una meccanica potente, ma trasformava quella meccanica nelle proporzioni stesse dell’automobile.
Nel 1966 la Miura cambia il modo di progettare e immaginare una supercar
Il passaggio decisivo arrivò nel marzo del 1966, quando Lamborghini presentò al Salone di Ginevra una Miura arancione sullo stand Bertone.
Fino a quel momento Lamborghini aveva costruito soprattutto Gran Turismo con motore anteriore. La Miura ribaltava questo schema collocando il V12 dietro l’abitacolo e disponendolo trasversalmente.
Per chi non legge abitualmente di tecnica automobilistica, la differenza si può spiegare in maniera semplice: invece di avere un grande motore davanti ai passeggeri e un lungo cofano, la Miura concentrava gran parte della meccanica alle loro spalle. Questo consentiva di creare una vettura molto più bassa e compatta e modificava anche la distribuzione delle masse.
La configurazione sarebbe poi diventata familiare sulle supercar successive, ma nel 1966 era una scelta radicale per un’automobile stradale.
Lamborghini considera oggi la Miura la prima supercar della propria storia e la descrive come uno dei modelli che hanno definito il concetto stesso di supersportiva a motore centrale.

Lamborghini Miura, a Pebble Beach il più grande raduno di sempre per i suoi 60 anni
Il motore V12 dietro l’abitacolo modifica anche le proporzioni della carrozzeria
Sotto la carrozzeria c’era un motore V12 di 3.929 centimetri cubici. Nella Miura P400 erogava 350 CV, mentre la successiva P400 S arrivò a 370 CV e la P400 SV a 385 CV. Lamborghini indica per la prima Miura una velocità massima che poteva raggiungere i 280 km/h, prestazione che all’epoca la collocava ai vertici delle vetture di produzione.
Ma limitarsi ai numeri significherebbe perdere la parte più interessante della storia.
La disposizione del motore influenzò direttamente il design. Liberando la parte anteriore dalla presenza del V12, i progettisti poterono abbassare il cofano e spostare visivamente l’intera automobile verso il terreno. L’abitacolo, le prese d’aria e la parte posteriore sembravano costruiti intorno alla meccanica.
È una relazione tra tecnica e stile che avrebbe lasciato un segno profondo.
Molte supercar arrivate dopo la Miura avrebbero seguito una strada simile: motore alle spalle del guidatore, cabina avanzata, altezza ridotta e grande attenzione al modo in cui l’aria attraversa la carrozzeria.
Ecco perché i 60 anni della Miura interessano anche chi non colleziona Lamborghini. Raccontano il momento nel quale l’aspetto della supercar contemporanea cominciò a prendere forma.
La Lamborghini Miura divenne riconoscibile anche grazie ai suoi colori
C’è poi un elemento che rende la Miura particolare: il colore.
Oggi siamo abituati a supercar configurabili in decine di tonalità, ma Lamborghini ricorda come già la Miura fosse proposta in una gamma sorprendentemente ampia di vernici. Tra queste figuravano Arancio Miura, Giallo Miura, Verde Miura, Rosso Miura, Oro Metallizzato, Blu Notte e diverse tonalità metallizzate.
Non era un dettaglio secondario.
Il colore diventava parte della personalità dell’automobile e contribuiva a distinguere un esemplare dall’altro. Una Miura arancione produce un’impressione completamente diversa da una verde scuro o da una gialla, pur mantenendo invariata la forma.
Lamborghini vede in quella scelta uno dei primi segnali di un approccio alla personalizzazione che sarebbe diventato sempre più importante nella propria storia.
Anche per questo un grande raduno come quello di Pebble Beach può diventare visivamente interessante: riunire molte Miura significa vedere lo stesso progetto declinato attraverso colori, configurazioni ed evoluzioni differenti.

Lamborghini Miura, a Pebble Beach il più grande raduno di sempre per i suoi 60 anni
Dalla P400 alla Miura SV il progetto continuò a evolversi
La produzione della Miura non rimase immobile dopo il debutto.
La P400 venne affiancata dalla Miura P400 S, più potente e raffinata, per poi arrivare alla Miura SV, la versione che rappresentò l’ultima importante evoluzione del modello. Lamborghini indica per la SV un V12 da 385 CV e una serie di modifiche tecniche e stilistiche, mentre la produzione complessiva della famiglia Miura raggiunse 763 esemplari tra il 1966 e il 1973 secondo i registri ufficiali della Casa.
La prima Miura di produzione fu consegnata a Milano il 29 dicembre 1966. Nel corso dell’anno successivo ne furono consegnate 107 e nel 1968 il totale delle Miura vendute aveva già raggiunto 184 unità.
Numeri piccoli se confrontati con quelli dell’industria automobilistica contemporanea, ma significativi per una vettura così costosa e particolare negli anni Sessanta.
Esistono inoltre esemplari unici e progetti speciali. Lamborghini ricorda, per esempio, la Miura Roadster del 1968 realizzata da Bertone, caratterizzata da una carrozzeria aperta e da numerose modifiche rispetto alla coupé.
È proprio questa varietà a rendere il raduno di Pebble Beach qualcosa di più di una semplice fotografia celebrativa.
Con il tempo la Miura diventa una delle Lamborghini più ricercate dai collezionisti
La Miura è uscita di produzione nel 1973, ma la sua presenza nella cultura automobilistica non è mai scomparsa.
Il modello è apparso sulle copertine delle riviste, nella pubblicità e nel cinema. Uno degli esempi più conosciuti resta la sequenza iniziale di The Italian Job del 1969, ricordata anche da Lamborghini come uno dei momenti che contribuirono a legare il suono del V12 e l’immagine della Miura alla cultura popolare.
Nel frattempo l’automobile è entrata definitivamente nel mondo del grande collezionismo.
La stessa Lamborghini continua a valorizzarne la storia attraverso Polo Storico e nel 2026 ha moltiplicato le iniziative legate all’anniversario. Il Media Center ufficiale ha pubblicato tra luglio e agosto approfondimenti dedicati all’eredità della Miura e della Miura SV, mentre nel maggio 2026 un esemplare privato di Miura SV ha vinto la propria classe al Concorso d’Eleganza Villa d’Este.
Il passaggio da automobile contemporanea a oggetto storico, quindi, non ne ha attenuato la presenza. Al contrario, ha rafforzato la consapevolezza del ruolo che la Miura ha avuto nel design automobilistico.

Lamborghini Miura, a Pebble Beach il più grande raduno di sempre per i suoi 60 anni
A Pebble Beach le Miura tornano insieme per raccontare sessant’anni di storia
Il 60° anniversario arriva quindi in un momento nel quale la Lamborghini Miura non ha bisogno di essere riscoperta, ma può essere osservata da una prospettiva diversa.
Pebble Beach tenterà di farlo riunendo, per la prima volta in queste dimensioni, un numero eccezionale di esemplari sullo stesso fairway.
La mostra del 16 agosto permetterà di confrontare automobili normalmente conservate a migliaia di chilometri di distanza e di leggere attraverso di loro l’evoluzione del modello, le differenti configurazioni e il lavoro di conservazione compiuto dai collezionisti.
È probabilmente questo l’aspetto più interessante dell’iniziativa.
Nel 1966 la Miura attirò l’attenzione perché proponeva qualcosa che il pubblico non aveva ancora visto. Sessant’anni più tardi l’effetto sarà quasi opposto: Pebble Beach proverà a riunire nello stesso luogo quante più Miura possibile per mostrare quanto quell’idea sia riuscita a resistere al tempo.
Dal telaio esposto a Torino nel 1965 alla carrozzeria Bertone presentata a Ginevra, dal V12 trasversale alle successive P400 S e SV, la storia della Miura attraversa tecnica, design e cultura dell’automobile.
Il più grande raduno mai organizzato diventa così qualcosa di più di una festa di compleanno. È il modo più diretto per osservare, una accanto all’altra, le automobili che sessant’anni fa contribuirono a inventare l’immagine della supercar moderna.






