La Ferrari vince a Monaco una Ferrari 1512 del 1964 sul gradino più alto nel GP Storico

La Ferrari vince a Monaco nel 2026 grazie alla 1512 del 1964 nel Grand Prix de Monaco Historique, nella gara del Gruppo B dedicata alle Formula 1 1500 a motore posteriore (1961-1965). Una vittoria che riporta il Cavallino al successo nel Principato, anche se fuori dal Mondiale di Formula 1, dove l’ultima affermazione resta quella di Charles Leclerc nel 2024.

 

La Ferrari vince a Monaco una Ferrari 1512 del 1964 sul gradino più alto nel GP Storico

La Ferrari vince a Monaco una Ferrari 1512 del 1964 sul gradino più alto nel GP Storico

 

La Ferrari vince a Monaco, anche se non è la Formula 1 moderna

La Ferrari vince a Monaco. È una frase che pesa sempre, anche quando non arriva dal campionato del mondo.

Nel Grand Prix de Monaco Historique, tra le strade del Principato che non cambiano mai, il Cavallino è tornato davanti a tutti grazie alla Ferrari 1512 del 1964, protagonista nella gara del Gruppo B, quella riservata alle Formula 1 1500 a motore posteriore costruite tra il 1961 e il 1965.

Non è la Formula 1 di oggi, ma il contesto è lo stesso. Il circuito è lo stesso. L’errore non è mai concesso.

Ed è proprio per questo che questa vittoria ha un significato preciso.

 

La Ferrari vince a Monaco una Ferrari 1512 del 1964 sul gradino più alto nel GP Storico

 

 

La Ferrari torna a vincere nel Principato, ma in una dimensione diversa

Nel mondiale di Formula 1, l’ultima vittoria Ferrari a Monaco resta quella del 2024 con Charles Leclerc.

Qui invece il tempo si muove su un altro piano.

Nel GP Storico, la Ferrari non insegue il presente, ma racconta il passato. E quando vince, lo fa riportando in superficie un modo diverso di correre.

La 1512 non è una macchina da museo. È una monoposto vera, progettata per una Formula 1 che chiedeva al pilota molto più di oggi.

La gara del Gruppo B è una Formula 1 essenziale, dove conta solo il pilota

Il Gruppo B è uno dei gruppi più autentici del Grand Prix de Monaco Historique, perché riporta in pista una Formula 1 che oggi non esiste più. Sono monoposto da 1500 di cilindrata, a motore posteriore, costruite tra il 1961 e il 1965, ma soprattutto sono macchine che non perdonano nulla. La griglia di partenza era composta da modelli che hanno definito un’epoca come Lotus, Cooper e Brabham, e tra esse c’era la Ferrari.

Non c’è elettronica, non ci sono aiuti. C’è solo il pilota, il volante e un equilibrio da costruire curva dopo curva su un circuito che non lascia spazio agli errori.

In questo contesto, partire dalla terza posizione – come nel caso della Ferrari 1512 guidata da Joe Colasacco – non è un dettaglio, ma un punto di partenza che obbliga a leggere la gara con lucidità, aspettare il momento giusto e costruire ogni metro con precisione.

È qui che si capisce davvero cosa significa guidare queste macchine: non basta essere veloci, serve continuità, sensibilità e la capacità di restare dentro il limite senza mai superarlo.

 

La Ferrari vince a Monaco una Ferrari 1512 del 1964 sul gradino più alto nel GP Storico

La Ferrari vince a Monaco una Ferrari 1512 del 1964 sul gradino più alto nel GP Storico

 

Una Ferrari nata per correre e tornata a vivere grazie a una scelta precisa

La storia di questa macchina non si ferma agli anni ’60.

La Ferrari 1512 protagonista a Monaco appartiene a Laurence Auriana, collezionista che ha fatto una scelta precisa: non accumulare auto, ma farle vivere.

La sua collezione è composta quasi esclusivamente da vetture da corsa. Non per esposizione, ma per utilizzo.

Le sue Ferrari partecipano alle principali gare storiche internazionali. E lo fanno con continuità.

Auriana segue ogni evento da vicino. Non come spettatore, ma come parte del progetto.

Con entusiasmo, ma anche con quella tensione che solo chi investe davvero in queste macchine può capire.

Dalla Florida all’Italia il restauro che riporta la 1512 al suo splendore

Come racconta il pilota Joe Colasacco, la macchina è stata acquistata nel 2000 a Miami.

Un dettaglio che potrebbe sembrare secondario, ma che racconta molto.

Perché da lì parte un percorso preciso: riportarla in Italia e restaurarla seguendo una logica filologica.

Il restauro è stato supervisionato da Mauro Forghieri, da lui progettata, uno dei nomi più importanti nella storia tecnica Ferrari.

Questo passaggio è fondamentale. Perché significa riportare la macchina non solo allo stato originale, ma alla sua identità.

E lo si capisce anche da un dettaglio raccontato con ironia dallo stesso Colasacco: “Per entrarci abbiamo dovuto togliere i serbatoi, l’abitacolo è davvero piccolo”.

Una frase leggera, ma che racconta una verità tecnica: queste macchine erano costruite attorno alla meccanica, non al pilota.

Joe Colasacco costruisce la vittoria partendo dalla terza posizione

La gara non è stata una formalità.

Partire terzi significa avere davanti due riferimenti chiari, ma anche meno spazio per sbagliare.

Nel GP Storico di Monaco, ogni sorpasso è un rischio. Ogni traiettoria va costruita con precisione.

Colasacco conosce bene questa macchina. Non è la prima volta che la porta qui.

Nel 2022 e nel 2024 aveva chiuso al terzo posto. Due risultati soddisfacenti ma non importanti come il primo posto .

Questa volta, invece, la gara ha preso una direzione diversa.

E la Ferrari 1512 ha trovato il modo di tornare davanti.

 

 

La Ferrari vince a Monaco una Ferrari 1512 del 1964 sul gradino più alto nel GP Storico

La Ferrari vince a Monaco una Ferrari 1512 del 1964 sul gradino più alto nel GP Storico

 

Questa vittoria completa un percorso iniziato anni fa

I risultati precedenti non sono casuali.

Arrivare terzi per due edizioni consecutive significa essere competitivi, ma non ancora completi.

Questa vittoria è la chiusura di un percorso.

Non arriva per caso, ma per continuità.

Ed è proprio questo che rende il risultato credibile.

La Ferrari 1512 dimostra che il passato non è mai fermo

Il valore di questa vittoria non è solo sportivo.

È culturale.

La Ferrari 1512 del 1964 non è una macchina che si limita a esistere. È una macchina che continua a fare quello per cui è nata: correre.

E nel farlo, racconta una Formula 1 diversa.

Più semplice nella forma, più complessa nella sostanza.

 

La Ferrari vince a Monaco una Ferrari 1512 del 1964 sul gradino più alto nel GP Storico

La Ferrari vince a Monaco una Ferrari 1512 del 1964 sul gradino più alto nel GP Storico

 

Sul circuito di Monaco di qualunque auto si tratti il significato della vittoria resta lo stesso

Che sia Formula 1 moderna o storica, vincere a Monaco ha sempre lo stesso peso.

Il circuito non cambia. Le difficoltà restano.

E proprio per questo, quando la Ferrari torna sul gradino più alto, anche in un contesto storico, il segnale è chiaro.

Il Cavallino continua a essere parte della storia di questo circuito.

La Ferrari vince a Monaco e ricorda da dove arriva

Alla fine, questa non è solo una vittoria.

È un promemoria.

La Ferrari vince a Monaco, anche fuori dal mondiale.

E lo fa con una macchina del 1964, restaurata, riportata in pista e guidata con la stessa logica di allora.

In un’epoca in cui tutto cambia velocemente, questo tipo di vittorie serve a fermarsi un attimo.

E a capire una cosa semplice: la storia non è mai davvero passata.

 

La Ferrari vince a Monaco una Ferrari 1512 del 1964 sul gradino più alto nel GP Storico

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