Katia Mercurio la matita che cattura l’anima dei motori
Al Cinematic Motor Festival un nuovo sguardo sull’arte dei dettagli
Ci sono artisti che cercano i soggetti. E poi ci sono artisti come Katia Mercurio, per cui i soggetti arrivano da soli, come una chiamata inevitabile. Basta un riflesso su una carrozzeria, la curvatura di un pistone, la lucentezza liquida di un bullone per accendere una vocazione. E quando questa vocazione incontra il mondo dei motori, nasce qualcosa che non appartiene più soltanto al disegno, ma all’immaginazione collettiva di chi vive benzina, ferrosi rumori e memoria meccanica.

Katia Mercurio
Al Cinematic Motor Festival Reggio Emilia, tra proiezioni, documentari e racconti che intrecciano cinema e motori, Katia Mercurio si è rivelata la sorpresa più autentica. Un talento che non grida, ma sussurra. Non impone, ma cattura. Non imita, ma rivela. Il suo tratto — deciso, morbido, chirurgico — non disegna semplicemente auto e moto: restituisce l’anima tecnica che si nasconde dietro un componente, un pezzo di metallo, una linea di carrozzeria. Un’arte che nasce dalla precisione, ma vive di emozione. Ed è proprio qui che comincia la sua storia.
L’inizio: una Lancia Fulvia e l’attimo in cui tutto cambia
Katia Mercurio non nasce come artista del mondo automotive. Anzi: prima disegnava “di tutto”, come racconta lei stessa. Illustrazioni, soggetti vari, figure, oggetti quotidiani. Poi è successo qualcosa di semplice, quasi domestico: il suo fidanzato ha comprato la sua prima Lancia Fulvia.

Opere di Katia Mercurio al Cinematic Motor Festival di Reggio Emilia
Un gesto normale per qualunque appassionato di auto storiche. Ma nella vita di Katia, quel gesto è stato una detonazione. Lei voleva fargli un regalo. Un pensiero, una sorpresa, qualcosa che rimanesse.
Così ha preso una fotografia della Fulvia. Non l’auto intera: un dettaglio. Quel dettaglio che i fanatici riconoscono come un’impronta digitale. E lo ha disegnato. Quando ha finito, si è resa conto che qualcosa era cambiato. Era scattata la molla artistica — quella che non puoi più ignorare. Quella che trasforma un’occasione in una direzione. Da quel giorno, Katia Mercurio ha iniziato a disegnare solo il vintage, solo ciò che per lei contiene un’anima: la memoria delle auto d’epoca, la poesia delle moto classiche, la meccanica che racconta una storia prima ancora di rombare.
La tecnica: matita pura, nessun trucco, solo autenticità
“Uso solo matite,” racconta.
Matite semplici, di diverse durezza e gradazioni. Niente colori, niente digitale, niente filtri.
La sua è una scelta di purezza.
Il supporto? Una carta speciale, frutto di una lunga ricerca personale.
Non liscia, perché sarebbe sterile.
Non ruvida, perché “graffierebbe” il tratto.
Un materiale intermedio: lo spazio ideale tra controllo e vibrazione.
La matita scorre, il foglio respira.
È qui che Katia trova ciò che chiama “l’anima del disegno”.
Non un effetto estetico, ma una verità.

Opere di Katia Mercurio al Cinematic Motor Festival di Reggio Emilia
Auto, moto e dettagli infinitesimali: una poetica della precisione
Quando le chiedi come riesca a riprodurre con fedeltà impressionante elementi quasi invisibili — lettere sui bulloni, riflessi su superfici concave, incavi di motori, la trama dei metalli — Katia risponde con una semplicità che disarma:
«Lavoro sempre da una fotografia. La tengo vicina, la guardo, e ricopio a mano i piccoli dettagli. Uno per uno.»
Non esiste trucco, non esiste lente d’ingrandimento digitale.
Esiste solo il suo occhio, e la sua mano.
I riflessi?
«Sono il bianco del foglio,» spiega.
Sembra banale, ma non lo è affatto. Perché il suo “bianco” non è un vuoto, è un pieno: è una scelta, un’assenza che diventa presenza.
Con uno sfumino accompagna la grafite attorno alla luce naturale della carta, costruendo l’illusione ottica che dà vita al dettaglio lucidissimo di un serbatoio, di un pistone, di un fregio cromato. È un gioco di ombre e respiri, dove nulla è lasciato al caso.
Raduni, scatti, ispirazioni: il viaggio che alimenta i disegni
Katia non si limita a cercare soggetti online. Naviga il mondo dei motori al fianco del suo compagno.
Partecipano a raduni, eventi, incontri tra appassionati.
Tra una chiacchiera e l’altra, tra un rombo e un profumo di benzina vecchia, Katia fotografa. Pistoni, carburatori, catene, teste del motore, serigrafie, particolari che normalmente non guarderesti due volte.

Katia Mercurio la matita che cattura l’anima dei motori
È lì che nasce tutto. E c’è un’immagine che racconta perfettamente il suo modo di vedere: Il pistone del motore della loro auto, scattato dal suo ragazzo. Una forma casuale. Katia la guarda e ci vede un cuore. Lo ridisegna, lo trasforma, lo rende un simbolo dell’amore per i dettagli. Perché per lei, il dettaglio non è un frammento: è un sentimento.
Due ruote o quattro? La risposta che racconta chi è davvero
“Preferisci le auto o le moto?” le chiedono spesso al festival cinema. Lei sorride, e risponde senza esitazioni: «Uguale, uguale. Vanno bene entrambe.» È una risposta che traduce perfettamente la sua vocazione.
Katia Mercurio non disegna veicoli: disegna meccanismi emotivi.
Che abbiano due ruote o quattro, non fa alcuna differenza: ciò che conta è l’essenza, la storia che portano con sé, il dettaglio che li rende unici.
Perché Katia Mercurio conquista il Cinematic Motor Festival Reggio Emilia
In un festival dove l’immagine in movimento domina, dove si parla di regia, di ritmo, di luce, di racconto cinematografico, l’arrivo di un artista della matita potrebbe sembrare fuori contesto.
Invece no. Katia Mercurio è stata una rivelazione.
Perché il suo tratto realistico possiede un linguaggio visivo che dialoga perfettamente con il cinema.
È evocativo.
È tecnico.
È narrativo.
È capace di raccontare una storia senza bisogno di farla muovere.
Nel mondo del motorsport, dove ogni dettaglio può decidere una gara, Katia fa esattamente la stessa cosa: porta il pubblico a guardare ciò che di solito sfugge.
Il Cinematic Motor Festival Reggio Emilia, con la sua anima fatta di documentari, testimonianze e memorie meccaniche, ha trovato in lei una voce nuova: una voce che racconta i motori non attraverso il rombo, ma attraverso il silenzio del grafite.
L’arte che ascolta la meccanica
Il lavoro di Katia Mercurio è un ponte tra due mondi che spesso non si parlano: l’arte e la meccanica.
Ma forse è tempo di riconoscere che questi due mondi hanno più in comune di quanto crediamo.
Entrambi cercano la perfezione.
Entrambi vivono nell’attenzione al dettaglio.
Entrambi custodiscono storie che meritano di essere raccontate.
E Katia Mercurio, con la sua matita che sembra un bisturi poetico, ci insegna una cosa semplice e bellissima:
che anche un pistone può avere un’anima, se qualcuno decide di guardarlo davvero.
