Jaguar XK 120 “Supersonic” la fuoriserie Ghia che portò la Jet Age sulle strade europee

La Jaguar XK 120 Supersonic è una delle interpretazioni più rare e affascinanti della celebre sportiva inglese degli anni Cinquanta. Disegnata da Giovanni Savonuzzi per Ghia, questa vettura unisce l’eleganza della Jaguar XK 120 all’estetica aeronautica della Jet Age, l’epoca in cui automobili, aerei e tecnologia missilistica iniziarono a influenzarsi a vicenda. Oggi le Jaguar XK 120 Supersonic sopravvissute sono pochissime, e una di queste è stata protagonista al Concorso d’Eleganza Villa d’Este.
 

Jaguar XK 120 "Supersonic" a Villa Erba

Jaguar XK 120 “Supersonic” a Villa Erba

 

Il design automobilistico iniziò a guardare gli aerei supersonici

All’inizio degli anni Cinquanta il mondo dell’automobile stava cambiando rapidamente. Le linee tondeggianti del dopoguerra lasciavano spazio a forme più tese, basse e aerodinamiche. L’industria aerospaziale, i primi jet militari e la corsa tecnologica influenzavano il lavoro dei designer europei e americani.

Fu proprio in quel contesto che il designer italiano Giovanni Savonuzzi immaginò la serie “Supersonic” per Carrozzeria Ghia. Le sue vetture sembravano scolpite dal vento. I parafanghi venivano integrati nella carrozzeria, le superfici diventavano lisce e continue, mentre il frontale assumeva proporzioni basse e allungate ispirate agli aerei sperimentali dell’epoca.

La prima applicazione di questo linguaggio stilistico comparve su un’Alfa Romeo 1900 preparata da Virgilio Conrero per la Mille Miglia del 1953. Quel progetto attirò immediatamente l’attenzione per il suo aspetto futuristico, molto diverso dalle sportive tradizionali di quegli anni.

Successivamente le linee “Supersonic” furono adattate ad altri telai prestigiosi, tra cui la Fiat 8V, alcune Aston Martin e infine tre Jaguar XK 120.

 

il motore 6 cilindri in linea della XK 120 "Supersonic"

il motore 6 cilindri in linea della XK 120 “Supersonic”

 

Giovanni Savonuzzi trasformò la Jaguar XK 120 in una scultura aerodinamica

La Jaguar XK120 era già considerata una delle sportive più eleganti della sua epoca. Presentata nel 1948, aveva conquistato pubblico e piloti grazie alle sue prestazioni elevate e alla linea filante. Ma la versione Supersonic spinse quel progetto ancora più avanti.

La carrozzeria in alluminio realizzata da Ghia cambiava completamente la presenza scenica della vettura. Il cofano sembrava interminabile, i passaruota posteriori venivano quasi inglobati nella fiancata e il tetto appariva schiacciato verso il posteriore, come se l’auto fosse pronta a entrare in una galleria del vento.

Osservandola oggi, si percepisce immediatamente il fascino della cosiddetta “Jet Age”. Non era soltanto un esercizio di stile. Era il tentativo di rappresentare visivamente il futuro.

Molte auto degli anni Cinquanta parlavano ancora il linguaggio del lusso classico. La Jaguar XK 120 Supersonic, invece, sembrava già arrivare da un’altra epoca.

 

 

il cruscotto della Jaguar XK 120 "Supersonic"

il cruscotto della Jaguar XK 120 “Supersonic”

 

La firma di Virgilio Conrero rese questa XK 120 diversa dalle altre

La Jaguar XK 120 Supersonic protagonista di questa storia possiede inoltre caratteristiche tecniche molto particolari che la distinguono dalle altre due ancora esistenti.

Sotto il cofano troviamo un sei cilindri in linea DOHC da 3442 cc capace di sviluppare circa 220 cavalli, alimentato attraverso tre carburatori Weber doppio corpo. Una configurazione decisamente più aggressiva rispetto alle tradizionali Jaguar XK 120 equipaggiate con carburatori SU.

A rendere speciale questa vettura fu proprio l’intervento di Virgilio Conrero, uno dei preparatori italiani più apprezzati dell’epoca. La testa del motore venne modificata appositamente per permettere l’installazione del sistema Weber, trasformando ulteriormente il carattere della vettura.

Negli anni Cinquanta elaborazioni di questo tipo rappresentavano quasi un lavoro artigianale. Ogni modifica richiedeva esperienza, sensibilità meccanica e una profonda conoscenza dei motori sportivi.

Ed è proprio questo che rende oggi questa Jaguar così affascinante anche per i collezionisti: non si tratta soltanto di una fuoriserie rara, ma di un esemplare che racconta il dialogo tra design italiano, ingegneria britannica e preparazione sportiva.

 

La parte anteriore della   XK 120 "Supersonic"

La parte anteriore della   XK 120 “Supersonic”

 

La storia della Jaguar XK 120 Supersonic passata da Lione a Villa d’Este

La storia della vettura attraversa diversi decenni e alcuni dei più importanti collezionisti europei.

Le due Jaguar XK 120 Supersonic vennero commissionate da un uomo d’affari di Lione, il signor Malpelli. Tuttavia le vetture non furono mai ritirate e tornarono successivamente presso il concessionario Jaguar di Parigi.

Per anni questa Jaguar rimase quasi una presenza silenziosa nel panorama del collezionismo europeo, fino a quando nel 1969 venne acquistata da Philippe Renault. Successivamente passò nelle mani di Roland Urban, noto appassionato di Jaguar modificate.

Nel 1994 la vettura arrivò nella collezione di Ferchaud, collezionista francese specializzato nel marchio inglese. Fu proprio lui a decidere di avviare un importante restauro presso l’Atelier Sontrop in vista del Concorso d’Eleganza Louis Vuitton organizzato a Bagatelle nel 1998.

Quel restauro permise alla Jaguar XK 120 Supersonic di tornare a mostrare tutta la forza delle sue linee originali, mantenendo intatto il fascino di una delle interpretazioni più radicali della cultura automobilistica anni Cinquanta.

 

 

La parte posteriore della   XK 120 "Supersonic"

La parte posteriore della   XK 120 “Supersonic”

 

A Villa d’Este la Jaguar XK 120 Supersonic continua a sembrare arrivata dal futuro

Abbiamo avuto l’occasione di ammirare questa straordinaria Jaguar XK 120 Supersonic durante il Concorso d’Eleganza Villa d’Este sulle rive del Lago di Como.

In mezzo a Ferrari storiche, concept car moderne e grandi classici del collezionismo internazionale, la Supersonic riusciva comunque ad attirare lo sguardo. Non soltanto per la rarità, ma per la sua capacità di apparire ancora oggi diversa da qualsiasi altra automobile.

Molte vetture storiche raccontano il proprio tempo. La Jaguar XK 120 Supersonic sembra invece raccontare il futuro che gli anni Cinquanta immaginavano.

Ed è forse proprio questo il motivo per cui continua ad affascinare ancora oggi. Le sue superfici in alluminio riflettono un’epoca in cui il mondo guardava ai jet, alla velocità e allo spazio come simboli assoluti di progresso.

Più che una semplice Jaguar, la XK 120 Supersonic rappresenta uno dei momenti più creativi e visionari del design automobilistico europeo.

 

 

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