Fabio Adami Dalla Val ci racconta come il denim continua a reinventare la moda
Ci sono tessuti che raccontano storie. Altri che le portano cucite addosso. E poi c’è il denim, che riesce a fare entrambe le cose con la naturalezza di chi è nato per resistere. Il ruolo del denim nella moda va ben oltre la stoffa: è un linguaggio, una narrazione che si rinnova ogni giorno, un’icona che vibra nel presente e affonda le sue radici in una storia affascinante.

Incontro con Fabio Adami Dalla Val
A guidarci in questo racconto è Fabio Adami Dalla Val, ideatore e direttore creativo di Denim Première Vision, evento di riferimento per il settore, che si è appena concluso ino scenario industriale e sofisticata creato all’interno del Superstudio Più a Milano. Più che una fiera, un osservatorio culturale. Più che un salone, un’esperienza che unisce business, estetica e visione.
Il denim come codice culturale
«Il denim è l’unico tessuto che cambia ogni giorno, anche quando lo indossi», ci dice Fabio, mentre sfiora la gamba dei suoi jeans con un gesto quasi istintivo, come si accarezza una seconda pelle. La sua passione è tangibile. E quando racconta, non lo fa mai in maniera tecnica, ma con la sensibilità di chi sa che il ruolo del denim nella moda non si esaurisce in una silhouette o in una collezione, ma abita la memoria collettiva.
«Penso ai capi esposti nella hall, alcuni hanno più di cento anni eppure sembrano di ieri. È la magia del denim: non invecchia, evolve».
Milano denim Premier la visione incontra la materia
Scegliere Milano come sede della fiera non è casuale. La città è un punto d’incontro tra tradizione manifatturiera e fermento creativo. È il luogo dove i linguaggi della moda si contaminano, si ibridano, si elevano. E Denim Première Vision si inserisce perfettamente in questo contesto, dando vita a una piattaforma che unisce produttori, designer, brand emergenti e artisti.

Milano denim Premier
La fiera non è mai uguale a se stessa. Ogni edizione è costruita attorno ai protagonisti: «Disegniamo la fiera in base a chi partecipa, non il contrario», spiega Fabio. È un approccio sartoriale, cucito su misura per chi crede che il denim possa ancora dire qualcosa di nuovo.
L’evoluzione del denim tra tradizione artigiana e innovazione
Parlare di denim significa inevitabilmente attraversare la storia del denim, dalla sua nascita a Nîmes (o forse a Genova, se si seguono certe teorie), al suo utilizzo come divisa da lavoro, fino alla consacrazione nel fashion system. Ma Fabio preferisce soffermarsi sulla sua continua evoluzione.
«Ogni piega, ogni lavaggio, ogni trama racconta un momento. Il denim cambia con chi lo indossa. E oggi, grazie alle tecnologie, possiamo raccontare storie nuove: laser, tinture naturali, fibre sostenibili. Ma il cuore resta lo stesso».
Cita con entusiasmo i nuovi processi tintoriali, il ritorno alla canapa e al cotone coltivato con irrigazione a goccia, la stampa digitale sostenibile. È affascinato dal futuro, ma lo guarda sempre con rispetto per il passato.
La contaminazione come linguaggio estetico
Alla Denim Première Vision, nulla è lasciato al caso. L’estetica diventa messaggio. Gli allestimenti parlano sottovoce, ma lasciano il segno. «I tavoli sono stati tinti con colori naturali. Nessuno lo nota. Ma non è importante. Noi lo sappiamo. È un modo per dire che la sostenibilità non si urla, si vive».
Ecco un altro aspetto centrale del suo pensiero: la sostenibilità come pratica quotidiana. Fabio la definisce un dovere, non una strategia di marketing. E racconta delle aziende in Bangladesh che producono in maniera impeccabile per rispetto della terra, non per vendere di più. «Chi è sostenibile davvero, non ha bisogno di dirlo».
Denim la libertà come comune denominatore
Nel nostro dialogo, emerge anche un collegamento inatteso ma naturale: quello tra denim e motori. Il mondo dell’automotive, specie quello d’epoca, è da sempre legato all’immaginario del denim: giacche di pelle, jeans scoloriti, magliette bianche. È la divisa dei ribelli, dei sognatori, dei pionieri.
«Guarda qui intorno», mi dice indicando lo stand di un brand legato alle auto storiche. «La borsa che vedi è stata pensata per le gare: impermeabile, resistente, bella. È denim nella sua essenza». Anche in questo, Milano denim trova la sua forza: nel tenere insieme mondi diversi sotto la stessa narrazione.
Il legame personale di Fabio con il denim
Alla base di tutto c’è la capacità di emozionarsi. Fabio lo ripete più volte: «Mi emoziono ogni giorno, anche guardando un capo di cento anni fa. Il denim riesce ancora a sorprendermi». Ma l’emozione da sola non basta. Serve esperienza, dedizione, ascolto.

Incontro con Fabio Adami Dalla Val
E a chi vuole entrare in questo mondo, lancia un consiglio che vale più di mille master: «Andate nelle aziende, nelle produzioni. Guardate come si lavora davvero. Solo così potrete creare con intelligenza. I grandi del passato – da Massimo Osti a François Girbaud – sono diventati rivoluzionari perché univano visione e tecnica».
Il denim come stile di vita
Oltre la fiera, oltre il lavoro, Fabio è marito e padre. «A casa si lavora ancora di più», scherza. Ma poi aggiunge: «È quella fatica bella, che non pesa. La stessa che serve per portare avanti un progetto come questo. Con passione, con pazienza, con amore».
In fondo, è questo che rende il ruolo del denim nella moda così potente: la sua capacità di adattarsi, resistere, rinascere. Di cambiare forma senza mai perdere sostanza.
E mentre il mondo della moda corre verso nuovi paradigmi, nuove tecnologie e nuovi stili, il denim resta lì. Solido, fedele, pronto a raccontare un altro capitolo. Magari proprio a partire da Milano, dove ogni cucitura ha qualcosa da dire.
