Franco Fontana, Milano celebra il maestro del colore con la mostra che aveva progettato
La mostra dedicata a Franco Fontana alla Galleria Gracis di Milano aprirà al pubblico dal 7 ottobre al 23 dicembre 2026, con inaugurazione il 6 ottobre alle 18. Il progetto, intitolato Atanasio Soldati – Franco Fontana: esplorazioni tra forma e colore. Dall’astrattismo all’avanguardia fotografica 1930-2017, era stato sviluppato negli ultimi mesi insieme allo stesso fotografo, scomparso il 29 agosto a Modena all’età di 92 anni. Oggi quell’esposizione assume inevitabilmente un significato diverso: non soltanto il confronto tra due ricerche artistiche, ma anche un modo per rileggere oltre sessant’anni di lavoro di uno dei protagonisti della fotografia italiana contemporanea.

Franco Fontana, Milano celebra il maestro del colore con la mostra che aveva progettato
Franco Fontana aveva costruito la propria identità fotografica sul colore quando la fotografia d’autore era ancora largamente associata al bianco e nero. Dai paesaggi naturali alle città, dalle architetture alle strade americane, il fotografo modenese ha utilizzato campiture cromatiche, geometrie e luce per sottrarre l’immagine alla semplice registrazione della realtà.
La mostra milanese parte proprio da questa idea e mette le sue fotografie in dialogo con la pittura astratta di Atanasio Soldati, cercando le affinità tra due autori appartenenti a generazioni, tecniche e periodi differenti.
Franco Fontana ha lavorato alla mostra di Milano fino agli ultimi mesi
Quando la Galleria Gracis ha iniziato a progettare l’esposizione, Franco Fontana era ancora direttamente coinvolto nel lavoro. Il progetto era stato condiviso con il fotografo e portato avanti anche insieme alla figlia Cristina e alla moglie Uti.
La sua scomparsa, avvenuta il 29 agosto 2026, ha quindi modificato inevitabilmente la lettura della mostra senza cambiarne l’impostazione originaria.
Non nasce infatti come una retrospettiva organizzata dopo la morte dell’artista. È un progetto concepito quando Fontana poteva ancora partecipare alla sua costruzione e che arriverà nelle sale della Galleria Gracis poco più di un mese dopo la sua scomparsa. La galleria ha scelto di mantenere il programma previsto, trasformando implicitamente il percorso anche in un omaggio alla sua ricerca.
L’inaugurazione è prevista per martedì 6 ottobre alle ore 18, mentre l’apertura al pubblico partirà il giorno successivo. L’esposizione resterà visitabile fino al 23 dicembre 2026 negli spazi della galleria in Piazza Castello 16 a Milano.
Il titolo completo aiuta già a comprenderne l’obiettivo: Atanasio Soldati – Franco Fontana: esplorazioni tra forma e colore. Dall’astrattismo all’avanguardia fotografica 1930-2017.
Non è quindi un percorso costruito seguendo esclusivamente una cronologia. È piuttosto un confronto visivo tra due modi differenti di interpretare lo spazio.
Per Franco Fontana il colore descriveva il paesaggio
Per capire perché Franco Fontana abbia avuto un ruolo così importante nella fotografia italiana bisogna partire proprio dal colore.
Nato nel 1933 e avvicinatosi alla fotografia da autodidatta, Fontana sviluppò già dagli anni Sessanta un linguaggio personale in cui il colore smise progressivamente di essere un semplice elemento descrittivo.
Nelle sue fotografie una collina, un campo, una parete o una strada potevano diventare una successione di superfici. Le linee dell’orizzonte separavano campiture differenti, mentre ombre e architetture venivano utilizzate per modificare l’equilibrio della composizione.

Franco Fontana, Milano celebra il maestro del colore con la mostra che aveva progettato
Il soggetto restava reale, ma il risultato poteva avvicinarsi visivamente alla pittura astratta.
È questo passaggio ad aver reso riconoscibile il lavoro di Fontana. Il fotografo non cercava semplicemente luoghi particolarmente colorati: selezionava una porzione della realtà e la organizzava attraverso l’inquadratura.
ANSA ricorda come dagli anni Settanta la sua ricerca sia diventata sempre più essenziale, lavorando su campiture cromatiche, forme e geometrie fino a trasformare natura e paesaggio in immagini vicine all’astrazione.
È una distinzione importante anche per chi oggi guarda quelle fotografie sui display ad alta saturazione di smartphone e computer.
Il colore di Fontana nasce infatti molto prima della fotografia digitale e dell’elaborazione contemporanea dell’immagine. È una scelta compositiva che appartiene all’atto stesso del fotografare.
Con “Skyline” la ricerca di Fontana trova una dimensione internazionale
Uno dei momenti importanti della carriera di Franco Fontana arriva nel 1978 con la monografia Skyline, che contribuisce al riconoscimento internazionale del suo lavoro.
Il concetto di skyline permette di comprendere bene una parte della sua fotografia.
Fontana utilizzava spesso l’orizzonte come elemento strutturale: una linea apparentemente semplice poteva dividere l’immagine in grandi superfici cromatiche e trasformare un paesaggio riconoscibile in qualcosa di molto più essenziale.
La fotografia continuava a dipendere dal mondo reale, ma smetteva di avere come obiettivo principale la sua descrizione.
Questa ricerca attraversa anche il paesaggio urbano.
Negli scatti realizzati negli Stati Uniti, per esempio, muri, insegne, ombre, marciapiedi e porzioni di architettura diventano elementi grafici. La città non viene necessariamente raccontata attraverso i suoi monumenti o i suoi abitanti: può essere sufficiente una parete illuminata, una palma oppure l’ombra di un cartello stradale per costruire l’immagine.
È esattamente questa capacità di isolare forme già presenti nella realtà a rendere ancora oggi immediatamente riconoscibili molte fotografie di Fontana.
Los Angeles nelle fotografie di Fontana diventa un esercizio di luce, colore e geometria
Tra le immagini indicate nel materiale della mostra compare Los Angeles, 1990, esempio efficace del rapporto di Franco Fontana con il paesaggio urbano.
La città americana era un terreno particolarmente adatto al suo modo di fotografare. La luce forte, le superfici architettoniche, le insegne, le strade e le ombre nette permettevano di ridurre progressivamente l’elemento narrativo e concentrarsi sulla struttura dell’immagine.
Il risultato può sembrare semplice, ma quella semplicità dipende da una selezione estremamente precisa.
Una parete può occupare quasi completamente l’inquadratura. Un elemento verticale interrompe una superficie. Un colore crea uno stacco netto rispetto a quello vicino. L’ombra produce una forma che esiste soltanto per pochi minuti e che la fotografia rende permanente.

Franco Fontana, Milano celebra il maestro del colore con la mostra che aveva progettato
Il lavoro di Fontana procede quindi per sottrazione.
Più che aggiungere informazioni, elimina tutto ciò che non è necessario alla composizione.
È anche per questo che molte sue fotografie conservano una forza visiva particolare nonostante siano state realizzate diversi decenni fa. Hanno pochi elementi e proprio per questo ogni rapporto tra colore, superficie e linea diventa immediatamente leggibile.
Franco Fontana e Atanasio Soldati, due linguaggi diversi uniti dalla stessa idea di spazio
Accostare Franco Fontana e Atanasio Soldati potrebbe sembrare inizialmente una scelta insolita.
Uno è un fotografo nato nel 1933, l’altro un pittore nato a Parma nel 1896 e morto nel 1953. Le loro esperienze appartengono a momenti diversi della storia dell’arte e utilizzano strumenti completamente differenti.

Franco Fontana, Milano celebra il maestro del colore con la mostra che aveva progettato
La mostra della Galleria Gracis cerca però il punto di incontro non nella tecnica ma nella struttura delle immagini.
Soldati, formatosi inizialmente come architetto, fu una figura significativa nello sviluppo dell’astrattismo italiano. Nelle sue opere spazio, colore, volumi e geometrie costruiscono paesaggi mentali che progressivamente si allontanano dalla rappresentazione tradizionale.
Fontana compie un percorso differente ma può arrivare a risultati visivamente vicini.
Parte da un oggetto realmente esistente, lo fotografa e attraverso l’inquadratura elimina progressivamente le informazioni che ne renderebbero immediata la lettura.
La parete di un edificio può quindi trasformarsi in una campitura cromatica, così come una collina può diventare una linea che separa due superfici.
È questa affinità che la mostra vuole rendere evidente.
Secondo il progetto espositivo, pittura e fotografia sono messe in relazione attraverso ritmi cromatici, geometrie, sovrapposizioni e organizzazione dello spazio, fino a creare una zona comune in cui diventa meno importante distinguere il mezzo utilizzato e più interessante osservare il modo in cui i due artisti interpretano ciò che hanno davanti.
Franco Fontana trasforma il paesaggio in una composizione di colore e geometrie
Il percorso della Galleria Gracis non si fermerà ai paesaggi urbani.
Una parte sarà dedicata anche ai paesaggi naturali di Franco Fontana, uno dei temi attraverso i quali la sua fotografia è diventata conosciuta internazionalmente.
Campi, colline e cieli vengono ridotti a pochi elementi.
L’orizzonte perde progressivamente la funzione tradizionale di semplice separazione tra cielo e terra e diventa una linea grafica. Le variazioni cromatiche del terreno definiscono differenti piani dell’immagine. La prospettiva può essere compressa fino a far apparire il paesaggio quasi bidimensionale.
È qui che torna centrale il legame tra fotografia e percezione.
Fontana non negava l’esistenza della realtà fotografata. Al contrario, utilizzava proprio quello che aveva davanti per produrre un’immagine differente da quella che un osservatore avrebbe normalmente percepito.
Una sua affermazione riportata anche nel progetto della mostra sintetizza bene questo approccio: fotografare significava per lui interpretare il mondo, non limitarsi a registrarlo.
In questo senso il colore diventa uno strumento di selezione.
Permette di stabilire cosa deve essere osservato per primo, dove deve fermarsi lo sguardo e quali elementi devono entrare in relazione tra loro.
Oltre 400 mostre hanno portato Franco Fontana fuori dai confini italiani
La notorietà di Franco Fontana non è rimasta circoscritta alla fotografia italiana.
Secondo ANSA, le sue opere sono conservate in oltre cinquanta musei nel mondo, mentre nel corso della carriera sono state organizzate più di 400 mostre e circa 70 libri sono stati dedicati al suo lavoro. (
La sua fotografia ha inoltre attraversato territori differenti da quelli strettamente museali.
Fontana ha collaborato con aziende e marchi come Fiat, Volkswagen, Volvo, Sony, Versace, Canon e Kodak, oltre a lavorare con diverse pubblicazioni internazionali.
Questo passaggio è significativo perché dimostra quanto il suo linguaggio fosse adattabile senza perdere riconoscibilità.
Il rapporto tra fotografia d’autore, editoria e comunicazione commerciale non rappresentava per Fontana una contraddizione. La forza del colore e la chiarezza delle composizioni potevano funzionare tanto in una mostra quanto nella comunicazione visiva destinata a un pubblico molto più ampio.
Nel 1999 partecipò inoltre a un progetto legato al Solomon R. Guggenheim Museum di New York, insegnando fotografia a bambini delle scuole elementari, mentre nel 2006 ricevette la laurea honoris causa in design dal Politecnico di Torino.
Sono elementi che aiutano a misurare un percorso molto più ampio rispetto alla sola produzione di immagini diventate iconiche.
La mostra di Milano oggi racconta anche l’eredità lasciata da Franco Fontana
Quando aprirà il 7 ottobre, la mostra della Galleria Gracis avrà quindi due livelli di lettura.
Il primo resterà quello per cui era stata pensata: mettere in relazione il lavoro di Franco Fontana e Atanasio Soldati, cercando analogie tra fotografia e pittura attraverso forma, colore e spazio.
Il secondo è arrivato successivamente.
La morte del fotografo il 29 agosto rende inevitabile guardare quelle opere anche come una sintesi di una ricerca durata più di sessant’anni.
Non sarà però necessario trasformare l’esposizione in un percorso commemorativo per riconoscerne il valore.
Le fotografie di Fontana spiegano da sole quale fosse la sua idea dell’immagine: osservare qualcosa che esiste e trovare, attraverso l’inquadratura, una realtà visiva che normalmente rimane nascosta all’interno del paesaggio.
È forse proprio questa la chiave più utile per avvicinarsi alla mostra milanese.
Non chiedersi soltanto cosa Franco Fontana abbia fotografato, ma che cosa abbia visto in quei luoghi prima di premere il pulsante di scatto.
La risposta passa ancora una volta dal colore, dalle geometrie e da quelle porzioni di mondo che, una volta isolate nell’inquadratura, smettono di essere soltanto paesaggi e diventano immagini autonome.
Atanasio Soldati – Franco Fontana: esplorazioni tra forma e colore. Dall’astrattismo all’avanguardia fotografica 1930-2017 sarà visitabile dal 7 ottobre al 23 dicembre 2026 alla Galleria Gracis, Piazza Castello 16, Milano. L’inaugurazione è fissata per il 6 ottobre alle ore 18.





