Marras collezione a Sergej Paradžanov

Testo Gaetano Piazzolla | Foto Gpiazzophotography
All’interno della “fashion week” milanese, Antonio Marras presenta la sua collezione uomo/donna AI/2017. Lo fa raccontando una favola attraverso una performance artistica. Sceglie come location la sua mostra allestita alla Triennale di Milano. Lo stilista dedica la collezione a Sergej Paradžanov. Romantico regista armeno, ma altresì pittore, musicista, amante di patrimoni fiabeschi e cultore di ogni forma di collezionismo di oggetti. È da lui che nel 2007 a Parigi, Marras rimane folgorato per caso,”incappando nella sua mostra” Le Magnifique. Le immagini e i colori di Sergej travolgono Marras come un fiume in piena. Lo stilista le assimila dentro di sé lentamente in modo da lasciarle uscire al momento giusto e poter così raccontare una storia con parole proprie.
Così si assiste a stratificazioni di tessuti, decostruzione e riassemblaggio di dettagli stilistici, un susseguirsi di colori ossidati. Gli accostamenti sono inconsueti e arditi. Un collage di “fantasie eclettiche” che forma un altro collage più vasto di colori e forme.
A detta dello stesso stilista “occorre l’eccesso, l’eccentricità contro il luogo comune, la banalità e l’uniformità”.

 

Inside the Milanese “fashion week”, Antonio marras presents his men/women’s collection AI/2017. He does this by telling a fairy tale through an artistic performance. And chooses as location his exhibition set up at the Milan Triennale. The designer dedicates the collection to Sergej paradžanov, a romantic Armenian director, but also a painter, musician, lover of fairy tales and lover of all forms of objects collecting. It is from him that in 2007 in Paris, marras is electrocuted by chance,”stumbling into his exhibition” Le magnifique. Sergey’s images and colours sweep through marras like a river in the middle, the designer slowly assimilates them into himself so as to let them out at the right time and thus be able to tell a story in his own words.
So in the fashion show, realized in an installation at the Milan Triennale, we see layering of fabrics, deconstruction and reassembly of stylistic details, a succession of oxidized colors. The combinations are unusual and daring, a collage of “eclectic fantasies” that forms another collage more vast of colors and forms.
According to the same designer “we need excess, eccentricity against the commonplace, banality and uniformity”.