Antonio Fuoco alle Finali Mondiali Ferrari dal GP del Messico al Mugello
C’è un filo rosso che unisce il circuito di Città del Messico al Circuito del Mugello.
Un filo che passa tra i box della Formula 1, attraversa il simulatore di Maranello e termina tra le curve di una pista che per la Ferrari è casa.
A percorrerlo, con la calma di chi conosce la velocità, è Antonio Fuoco, protagonista di una settimana che riassume perfettamente il suo ruolo nel mondo Ferrari: pilota, collaudatore, e ambasciatore di un metodo fatto di passione e precisione.

Antonio Fuoco alle Finali Mondiali Ferrari dal GP del Messico al Mugello
Dopo la FP1 del GP del Messico, dove ha portato la Rossa in pista per un’intensa sessione di lavoro, Fuoco è volato al Mugello per partecipare alle Finali Mondiali Ferrari 2025.
Davanti ai giornalisti e ai tifosi, ha raccontato la sua esperienza tra Formula 1, WEC e simulatore, offrendo una prospettiva unica sul presente e sul futuro del Cavallino.
Dal Messico al Mugello, il lavoro di Antonio Fuoco tra F1, simulatore e Ferrari
«Sicuramente è una bellissima emozione essere qui al Mugello» ha esordito Fuoco, con quel tono misurato che tradisce l’abitudine ai briefing ma non l’emozione.
«È speciale celebrare questo evento con tutti i tifosi che ci danno tantissimo supporto durante l’anno. Lo vediamo sempre, dalle gare di Imola a quelle internazionali. È una settimana intensa, ma sono felice di essere qui».
Nel paddock toscano, ancora vibrante dopo la pioggia del mattino, Fuoco rappresenta il legame più diretto tra il mondo racing ufficiale e l’universo dei Programmi Clienti Ferrari.
Da una parte la Formula 1, dall’altra la 499P, la Hypercar con cui Ferrari ha riscritto la storia della 24 Ore di Le Mans.
Nel mezzo, una vita vissuta tra i simulatori di Maranello e i circuiti più iconici del pianeta.
La FP1 di Città del Messico: “Un’esperienza straordinaria”
Fuoco parla con sobrietà, ma ogni parola pesa come un giro perfetto.
«È stata una grandissima esperienza e sono grato alla Ferrari per questa opportunità. C’è tanto lavoro che faccio al simulatore, quindi è stato utile per me e per la squadra avere questa collaborazione tra pista e simulatore.»
Non cerca scuse, né spettacolarità.
«La priorità non era fare un tempo, ma raccogliere dati. È normale che un pilota voglia sempre spingere, ma in quel momento la priorità era della squadra. Abbiamo raggiunto gli obiettivi e raccolto le informazioni che servivano. Tutti siamo soddisfatti.»
Una frase che dice molto della sua mentalità: il risultato è il lavoro, non il cronometro.
Per Fuoco, ogni sessione è un tassello nel mosaico di un progetto più grande, quello che unisce la Formula 1, il WEC e i programmi tecnici di Ferrari.

Antonio Fuoco alle Finali Mondiali Ferrari dal GP del Messico al Mugello
Dalla F1 all’endurance: il doppio volto del pilota Ferrari
Nella sua risposta successiva, Fuoco spiega con naturalezza il valore del simulatore e il suo legame con le corse di durata.
«Il simulatore è una parte fondamentale del nostro lavoro. Serve per sviluppare la macchina di Formula 1, ma anche per la 499P con cui corriamo nel WEC. È uno strumento che collega tutto: dalla pista al laboratorio.»
È un’affermazione che fotografa il suo ruolo nel sistema Ferrari: quello del pilota moderno, capace di muoversi tra categorie e linguaggi tecnici diversi, con la stessa precisione di un ingegnere e la sensibilità di un corridore.
«Ci sono tante differenze tra una GT, una GT3 o una Hypercar,» racconta, «ma la cosa più bella è poter imparare da ognuna. Prendo sensazioni da tutte le categorie e le porto l’una dentro l’altra. È un modo per crescere come pilota e come persona.»
Nel silenzio della sala stampa, le sue parole ricordano che la velocità, oggi, non è solo una questione di potenza: è un’arte della connessione tra tecnologia e talento umano.
Un 2025 in crescendo e tante sfide
L’anno di Antonio Fuoco è stato intenso anche nel Campionato del Mondo Endurance, dove con la Ferrari 499P ha lottato per il titolo fino alle ultime gare.
«È stata una stagione positiva,» afferma. «Abbiamo avuto qualche gara sfortunata, ma nel complesso siamo cresciuti tanto. Adesso guardiamo al Bahrain con l’obiettivo di tornare a vincere il Mondiale.»
Le sue parole hanno il tono di chi vive il paddock ogni giorno, di chi sa che il lavoro è continuo, anche quando le luci della 24 Ore si spengono.
«All’inizio dell’anno abbiamo fatto un grande lavoro al simulatore. Il feeling era buono da subito, e in Qatar lo abbiamo dimostrato. È il terzo anno con la stessa macchina, ma cerchiamo sempre piccoli dettagli per migliorarci. Anche se il margine è ridotto, ogni volta c’è qualcosa da ottimizzare.»
Ogni frase è un tributo al metodo Ferrari: l’ossessione per il miglioramento.
Da Le Mans a Macau: l’adrenalina non conosce fusi orari
Tra un test e una gara endurance, Fuoco guarda anche a un’altra sfida: Macau.
«Dopo il Bahrain andrò a Macau,» racconta. «L’anno scorso è stata una gara difficile, ma quest’anno ho più chilometri sulle GT e mi sento pronto. Macau non è mai una pista facile: le condizioni cambiano in continuazione, ma è proprio questo il bello.»
Dietro la calma del tono, si percepisce il fuoco (letteralmente) del pilota che ama misurarsi con i circuiti più difficili.
Macau, con le sue curve strette e i muri a pochi centimetri, è l’opposto del Mugello, ma anche lì, come a Maranello, si respira competizione pura.

Antonio Fuoco alle Finali Mondiali Ferrari
La Ferrari 499P e il lavoro nel dettaglio
Durante la conferenza, un giornalista chiede del progetto 499P, la Hypercar che ha riportato Ferrari alla vittoria assoluta a Le Mans.
Fuoco risponde con lucidità, senza cadere nella retorica.
«Il team ha lavorato tantissimo,» spiega. «All’inizio della stagione abbiamo fatto passi avanti enormi. Ogni test, ogni sessione al simulatore ci ha aiutati a capire dove intervenire. Ora siamo vicini al limite, ma continuiamo a cercare quei piccoli dettagli che fanno la differenza.»
Poi aggiunge:
«Per me è un privilegio lavorare su questa macchina. È una grandissima opportunità, perché mi permette di imparare in ogni categoria e portare quel bagaglio di esperienza da una vettura all’altra. È così che si cresce.»
Nel modo in cui parla della 499P si percepisce la stessa reverenza con cui un artigiano descrive il suo strumento di lavoro: con rispetto, precisione e orgoglio.
Il ragazzo, il pilota, l’ingegnere: tre anime sotto un solo casco
Antonio Fuoco ha 28 anni ma parla come un veterano.
Ha l’umiltà di chi conosce la complessità della velocità e l’intelligenza di chi non la riduce mai a un numero sul cronometro.
Nel mondo Ferrari rappresenta la nuova generazione di piloti italiani: disciplinati, tecnologici, capaci di passare dal simulatore alla pista con la stessa naturalezza con cui un tempo si passava dal kart alla monoposto.
A Maranello, il suo nome è legato a doppio filo a quello del progresso tecnico.
“È una bellissima opportunità,” ha detto. “Ogni volta che lavoro al simulatore o in pista, so che contribuisco al futuro del Cavallino.”
Perché in fondo, nel DNA Ferrari, il talento è sempre stato un modo per guardare avanti.
Il ritorno a casa: “Essere al Mugello è speciale”
Dopo la Formula 1, il WEC e i test, il Mugello è un ritorno a casa.
Qui, tra i box decorati di rosso e le tribune gremite, Fuoco ritrova la dimensione più umana del suo mestiere: i tifosi.
“Essere al Mugello è speciale,” ripete. “È la nostra casa. È il posto dove si sente davvero l’energia di chi ama la Ferrari. Vedere così tante persone che vengono solo per il suono di un motore è qualcosa che emoziona sempre.”
Nel paddock, tra le 499P Modificata e le 296 Challenge, il suo sorriso racconta più di mille parole.
È il sorriso di chi sa che ogni dato raccolto, ogni giro, ogni prova al simulatore serve a una sola cosa: far correre ancora più lontano il sogno Ferrari.
Antonio Fuoco, la connessione tra l’uomo e la macchina
C’è una frase che riassume perfettamente la filosofia del pilota napoletano:
“Ogni volta che scendo in pista o entro nel simulatore, so che sto costruendo qualcosa. È questo che mi motiva.”
Per Antonio Fuoco, la velocità non è solo una misura. È un linguaggio.
Un linguaggio che parla di fiducia, di competenza e di un senso profondo di appartenenza a una squadra che, da oltre 75 anni, non smette di innovare.
Mentre il sole tramonta sul Mugello, il rombo delle Ferrari continua a riempire l’aria.
E tra quei suoni che si fondono con il vento toscano, c’è anche il futuro. Quello che Fuoco, con pazienza e talento, sta contribuendo a costruire.
